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Parole illuminanti

Rinnovate e illuminate i racconti che seguono.

Riscriveteli modificando liberamente quello che volete: personaggi, ambientazione, epoca, tono, stile.

In questi brano domina il buio.

La vostra riscrittura deve, fra l’altro, conferire luce a questi racconti.

Anche questo, nel modo più originale e da voi preferito!

Tra i quattro brani proposti, scegliete quello che vi piace di più per concorrere.

Per partecipare al Premio di Letteratura Rinnovabile “Parole Illuminanti”, basta inviare il racconto, nella vostra versione, allegandolo a una email in formato testo all’indirizzo: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. . Indicate anche il vostro nome, cognome, e un recapito telefonico.

Dal 15 marzo sarà anche possibile depositare direttamente la cover in uno degli Energy Store eni, riceverete anche un bloc notes contenente i quattro testi proposti.

Il termine ultimo per l’invio dei racconti “illuminati” è il 15 maggio 2010.

 

 

 

 

ANTÒN ČECHOV

Una brutta avventura


 

«Chi va là?»

Nessuna risposta. Il guardiano non vede niente, ma tra il rumore del vento e degli alberi sente chiaramente che qualcuno cammina, di fronte a lui, sul viale. La notte di marzo, colma di nuvole e nebbia, ha avvolto la terra, e al guardiano sembra che terra, cielo e lui stesso, con i suoi pensieri, si siano fusi in qualcosa di enorme, impenetrabile e nero. Si può andare solo tentoni.

«Chi va là?» ripete il guardiano, e comincia a sembrargli di sentire anche un sussurro e un riso represso. «Chi è là?»

«Sono io, babbino…» risponde una voce senile.




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CRISTIANO CAVINA
Al buio



Le tenebre erano scese su di me.

Era il pomeriggio del 17 maggio 1985, dovevo ancora compiere dodici anni.

L’unica cosa che sentivo, era il mio respiro; mi rimbombava dentro, e sapevo che presto avrebbe smesso di essere così potente anche se accelerato.

Presto si sarebbe messo a sibilare.

L’asma mi era molto affezionata quando ero bambino, e ci teneva a farmi buona compagnia, nei momenti peggiori.

Già allora era una delle poche cose su cui potevo sempre contare.




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JOSEPH CONRAD
Tifone

Capitolo cinque

 

Jukes era sveglio né più né meno come qualsiasi manciata di giovani pescati gettando la rete in mare; e per quanto fosse stato colto piuttosto di sorpresa dall’impressionante brutalità della prima raffica, si era riavuto all’istante, aveva chiamato l’equipaggio e ordinato la chiusura di tutte le aperture in coperta che non fossero già state assicurate nel corso della serata. Gridando con voce fresca e stentorea: «Su, svelti, ragazzi, datevi da fare!» dirigeva l’azione, continuando a ripetersi che lui “se l’aspettava”.




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VICTOR HUGO

I miserabili

Libro II, Capitolo cinque
"La piccina sola soletta"


Poiché la locanda Thénardier si trovava in quella parte del paese che è accanto alla chiesa, Cosetta doveva andare ad attingere l’acqua alla sorgente del bosco, in direzione di Chelles.

La bambina non guardò più un solo banco di merci esposte. Finché fu nel vicolo del fornaio e nei dintorni della chiesa, le botteghe illuminate le rischiaravano la strada, ma di lì a poco anche l’ultima luce dell’ultima baracca scomparve. La povera bambina si trovò al buio. Vi sprofondò. Solo che, sentendosi vincere da una certa inquietudine, mentre camminava agitava più che poteva il manico del secchio. Faceva un rumore che le teneva compagnia.




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