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Esempi illuminanti
Ecco come i ragazzi del Liceo Giulio Cesare di Roma hanno "illluminato" il racconto Al buio di Cristiano Cavina.
Le cover degli studenti sono state lette a Roma, il 12 febbraio, durante la trasmissione di Caterpillar dedicata a M'illumino di meno, giornata del Risparmio Energetico organizzata in collaborazione con Eni.
Pubblichiamo qui di seguito le quattro cover.
Al buio (Dialogo tra amici)
Le tenebre erano scese su di noi.
Era il pomeriggio del 17 maggio 1985, io dovevo ancora compiere dodici anni mentre B. ne aveva da poco nove.
L’unica cosa che si sentiva, era il nostro respiro, ci rimbombava dentro, ancora non sapevo che presto il mio avrebbe smesso di essere così potente anche se accelerato.
“Ti ho detto che ultimamente l’asma mi è molto affezionata, e ci tiene sempre di più a farmi buona compagnia nei momenti peggiori”.
“Almeno tu hai una certezza anche in questa situazione, a me invece sei rimasto solo tu” mi rispondeva B.
“E’ possibile che il nostro Dio voglia chiamare anche me così presto alla sua dimora? Ho ancora tante imprese da compiere, perché proprio me?” Onestamente non ricordo se queste domande erano per il mio amato B. o semplicemente rivolte a me stesso.
“Pensa che bello scherzo del destino se vieni richiamato alla sua dimora proprio quest’anno, dopo tutta la fatica che hai fatto per vincere il campionato di chierichetti della parrocchia di Santa Maria Assunta!”
“Hai ragione… In effetti sarebbe strano... Oddio! Già comincia a farmi male la gola. Come sempre la mia vecchia amica è puntuale”.
Era mercoledì pomeriggio, 17 maggio del 1985, non avevo ancora compiuto dodici anni; B. ed io eravamo rimasti intrappolati nell’ascensore di un albergo di Lourdes.
Eravamo in gita con nonna Cristina.
“Ti ricordi quando siamo andati a Monaco di Baviera con nonno Gianì? Oddio che anno era?” mi domandò B.
“Mi pare all’inizio degli anni ’80, ma non ricordo esattamente l’anno” risposi.
“Ma sì… era proprio il 1980. Fu il primo dei tanti viaggi che ci hanno permesso di conoscere alcuni pezzetti del vasto mondo che circonda il nostro paese”.
“E’ vero… è lì che scoprimmo che nonno aveva l’abitudine di tenere sempre la dentiera appallottolata nel fazzoletto, sul comodino! Ricordi?”
“Ma quale dentiera, quella che ti faceva stare tutta la notte sveglio e all’erta per la paura?” mi chiese B.
“Esatto, proprio quella che ci ha fatto decidere di venire in gita con nonna Cristina invece che con il nonno”.
E così, dopo tante gite in luoghi religiosi, nell’85 era stata la volta di Lourdes, dove nonna doveva compiere un’importante missione: riempire con l’acqua benedetta le fiaschette da regalare a tutti i nostri disgraziati familiari.
“Ho tanta paura… Ti prego stammi vicino” dissi a B., sempre più spaventato.
“Tranquillo sono qui”. La sua voce mi riscaldò il cuore.
“Ti prego non mi lasciare di nuovo solo… Non puoi capire quanto ho sofferto in questi ultimi sei mesi senza di te”.
“…”
“B., ci sei ancora, vero?” Il pensiero di perderlo di nuovo mi assalì...
“Sì, tranquillo”.
"Stai attento! Vedo qualcosa alle tue spalle…”
All’ improvviso un rumore a me purtroppo noto mi atterrì. Poi un altro. E un altro ancora... Terrorizzato provai a voltarmi ma il mio corpo non si mosse.
Provai a chiamare B.; una, due, tre volte, ma invano.
A peggiorare le cose irruppe l’asma: ogni respiro era più pesante, i polmoni bruciavano, mi pareva di soffocare in un mare di fiamme.
Finalmente le mie gambe risposero ai comandi: cercai di scappare il più lontano possibile da quella distesa di oscurità, ma l’unica cosa che trovai furono le fredde, anzi gelide, pareti di quell’infernale scatola che mi raggelarono le ossa.
Avrei voluto urlare, ma non ne ero in grado. Avrei voluto correre, ma non ne ero in grado. Potevo solo stare lì, immobile mentre quell’immonda dentata creatura si avvicinava.
Allora è così che trapassano i chierichetti imbranati, pensai.
All’improvviso, proprio quando ormai ero pronto a morire, sentii un cigolio. Subito la luce si infiltrò in quel buio fitto.
Una luce forte… sempre più forte… anzi accecante.
Di scatto mi voltai per non guardare verso quella luce che mi costringeva a chiudere gli occhi ed ebbi la percezione che quella creatura immonda, nata originariamente dentiera, era improvvisamente scomparsa.
Le pareti ghiacciate dell’ascensore si riscaldarono… la paura e la solitudine di pochi momenti prima lasciarono posto alla vita e alla speranza, il buio alla luce.
“C’è dentro lui” proclamava. “Se non è morto stavolta, lo ammazzo io”.
Nonna Cristina. Aveva un suo modo speciale di amarmi alla follia. Più la facevo disperare, più mi voleva bene.
“Gli faccio fare il bagno, in quella vasca benedetta, ce lo annego dentro” spiegava.
Mentre mi avvicinavo alla salvezza, riprendevo possesso del mio corpo.
“Nonna, nonna!”
“Bambino pestifero! Non puoi neanche immaginare che spavento mi hai fatto prendere!”
“Lo so, scusa. Ho avuto anch’io tanta paura”.
“Temevo che avresti raggiunto tuo fratello B. in paradiso!”
“Prometto che non ti disobbedirò mai più”.
Una luce inaspettata
Era un mercoledì. Il 17 maggio 1985, ore 15:23. Mancavano solo tre giorni al mio compleanno. Da tempo immaginavo il giorno in cui avrei compiuto dodici anni. Ne vedevo ogni dettaglio: una grande torta, la festa organizzata dagli amichetti della parrocchia di Santa Maria Assunta, ma soprattutto un bel regalo. Probabilmente sarebbe stato un altro favoloso oggetto per le mie avventure. Quello dell’anno passato non mi aveva deluso: un orologio della Swatch che mi stava accompagnando anche in questa esperienza francese. Esatto ero in Francia, a Lourdes con mia nonna Cristina! E proprio durante questa avventura capii che un orologio non basta per essere un bravo esploratore: serve sempre un pizzico di fortuna.
Continua...
In piena luce
C’era una luce accecante su di me.
Non era né pomeriggio né sera, ma un mezzogiorno caldissimo del 17 maggio 1985. Dovevo ancora compiere dodici anni. L’unica cosa che sentivo non era lo stomaco ma i mie respiri, così brevi e accelerati. Presto si sarebbero messi a sibilare sempre di più fino all’apnea.
Continua...
Finalmente la luce! (Dialogo tra il protagonista e uno psicologo)
Una luce accecante riempì ogni cellula del mio corpo. Era il pomeriggio del 17 maggio 1985, dovevo ancora compiere dodici anni.
E cosa ha provato? Quali sono state le sue sensazioni?
L'unica cosa che riuscivo a sentire tra le braccia di nonna Cristina era la sensazione di libertà. Finalmente potevo respirare, rilassato e leggero a pieni polmoni! Sa, l’asma mi era molto affezionata quando ero bambino, e ci teneva a farmi buona compagnia, nei momenti peggiori. In quel momento capii di averla sconfitta, di essere riuscito a liberarmene. Non ci sarebbe rimasto alcuno spazio per la mia malattia. Le posso assicurare che è stato fantastico, mi sentivo un campione illuminato dai flash delle macchine fotografiche mentre, vittorioso, sale sul podio. Sapevo che era impossibile che il mio Dio volesse già chiamarmi alla sua dimora; avevo ancora tante imprese da compiere, era inconcepibile che volesse privarsi di un avventuriero della mia caratura.
Continua...
Guarda le foto della giornata.
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