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Le cover poetiche del CoverRaduno
Durante il CaterRaduno Lucia Fraboni ogni giorno da Terrazza Marconi Beach ha invitato il pubblico a rispondere per le rime: i partecipanti hanno giocato e riscrivere le celebri poesie studiate sui banchi di scuola, con risultati divertenti ed originali.
Eccone alcune da:
L'infinito di Giacomo Leopardi
La pioggia nel pineto di Gabriele D'Annunzio
Il 5 maggio di Alessandro Manzoni
Lavandare di Giovanni Pascoli
Pianto antico di Giosuè Carducci
Leggi la cover dell'attrice Lucia Fraboni:
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Infinito
Sempre caro mi fu quest'ermo mese,
e Caterpillar, che da tanta parte
Dell'intera nazion la gente attira.
Ma sedendo e mirando gli affollati spiazzi
E di velluto la spiaggia e di Rai 2 i conduttori
E l'allegrissima gente
Io qui a mirar mi siedo, e d'ascoltar mi prendo la premura.
E come Cirri odo stormir sulle frequenze, io Solibello
A quella voce vo comparando: e mi sovviene il verno
E le passate trasmissioni, e la presente e viva
e il suon di lei.
Così tra questa amenità s'annega il pensier mio
E il naufragar m'è dolce in questo mare.
Lucia Fraboni
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Guarda la galleria fotografica di Parole Illuminanti al CaterRaduno
Da La pioggia nel pineto di Gabriele D'Annunzio
La foggia del decreto
Taci. Sul TG tuo
ben losco non odo
parole che dici
umane, ma odo
parole più idiote
che parlano frottole e grasse
panzane.
Ascolta. Nuove
sulle nuvole sparse.
Nuove su le meretrici
biondastre ed arse,
nuove su i Fini
scagliosi ed irti,
nuove sui ministri
suini,
sul semestre fulgente
di allori raccolti,
su impropri indulti
e su premier assolti,
nuove sui suoi insulti
balzani,
nuove sui nostri caimani
collusi,
sui nostri investimenti
vacanzieri,
sui vacui pensieri
che la gente al video
favella.
È una favola bella
che ieri (forse)
m'illuse, che oggi non m'illude,
o Minzolone!
Mosé
Da Il 5 maggio di Alessandro Manzoni
Poesia dedicata a Capo Leone, un bullo di periferia che mi ha sempre vessato, fino a quando non sono andato a lezioni di arti marziali per difesa personale...
Kung Fu. Siccome picchiato,
preso il mortal legnaggio,
decisi ad imparar
orbo di tanto pestaggio
così percosso, attonito
ora il bullo sta,
muto! pensando all'ultima
volta che mi fece male
né sa quando una simile
orma di pie' mortale
il suo tronfio seder
a calciar verrà.
Lui sanguinante in solio
prese il mio calcio e tacque;
quando, con occhio nero,
cadde, risorse e giacque,
da venti pugni in faccia
denti più non ha:
vergin di servo encomio
e di codardo oltraggio,
cade or percosso al sùbito
sparar di quel mio calcio;
e in coma quasi andò
ma forse non morrà
dal femore alle gonadi,
dalla mascella al rene,
di quel securo lo scemo
fuggì sopra quel treno;
scappò da Jesi a Genova;
dall'uno all'altro mar.
Fu vera vittoria?
al pronto soccorso
l'ardua sentenza!
Mauro Bricca
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Da Lavandare di Giovanni Pascoli
A Saxa Rubra od in via Asiago invero
Resta un direttor senza rete che pare
Dimenticato tra il vapor leggero
E cadenzato dal palinsesto viene
Il chiacchiericcio delle annunciatrici
Tra kajal neri e lunghe cantilene
Il sole batte, il ponentino tarda
E tu non torni ancora al tuo tiggì!
Spero soltanto, quando l'ora si fa tarda
In Linea Notte, di trovarti lì!
Lucia di Treviso
Da Pianto antico di Giosuè Carducci
Pianto moderno
L'albergo a cui tendevi
la tua furbetta mano
scalando il quartierino
dà neri frutti e fior.
Sei muto ora, solingo,
rivivi tutto or ora
ma giugno ti ristora
a scacchi il suo lucior.
Provento del tuo genio
deriso e perseguito
ha ora inutil vita
bloccato in qualche off-shore.
In parte nella Svizzera
un poco alle Caymàn
il "gip" non ti capisce
ma vincerà l'amor!
Davide di Udine
Da L'Infinito di Giacomo Leopardi
L'impunito
Sempre caro mi fu quest'ermo colle
e questo scranno, che da tanta parte
dell'ultimo orizzonte la cella esclude.
Ma sparlando e ordinando, interminati
dicasteri e sovrumani
ministeri, e foltissima chioma
io nel pensier mi fingo, ove per poco
il neuron non si spaura. E come il vento
odono intercettar tra le mie antenne, io quello
reticente silenzio a queste voci
vo opponendo: e mi sostien l'ormone,
e le molte relazioni, e la prestante
diva e il buon di lei. Così tra questa
impunità s'annega il pensier mio:
e il delinquàr m'è dolce in questo mare.
Antonio e Titti
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