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Valentina Benini
Tutto in una giornata




Lunedì, 2 agosto

L’acqua del supermercato ci segue sino al reparto giocattoli, racchiusa in bottiglie di vetro e di plastica. Camminiamo tutto il giorno nell’immensità del centro commerciale, seguendo le vaghe tracce che sembrano lasciare, a forza di anni, i continui passaggi delle ruote dei carrelli nelle corsie dei vari reparti. Lontano, l’orizzonte non è che un monotono via vai di gente. Corsie disseminate di mattonelle sbiadite. Di tanto in tanto, chiniamo il collo e ci allunghiamo il più possibile per cercare di afferrare l’ultimo prodotto in esposizione.

Talvolta uno spera di incontrare, per il beneficio della propria testa, il fresco soffio di un ventilatore che vaga nell’infinito di quello spazio e che viene proiettato prima a destra poi a sinistra. Ma questo soffio non è sufficiente per riscaldare gli animi accaldati.

Inutili anche i venticelli dei condizionatori che, dopo un po’ di tempo, cominciano ad ammucchiarsi lassù, sul soffitto, portando la loro freschezza là dove non si sente alcun beneficio. Sembra di essere circondati da correnti di aria calda e di aria fredda. Le corsie su cui camminiamo sono sempre più consumate e ci sembra di vagare senza meta. Soltanto ogni tanto possiamo scorgere i vari reparti nei quali dobbiamo andare.

Durante la sosta appesantita dal mezzogiorno, i nostri bambini ci precedono, visto che sono soliti correre sempre, riuscendo ad arrivare per primi all’ultima tappa: il reparto elettrodomestici.

Riprendiamo, ormai quando la gente è andata via, il cammino sino alla fine della giornata. Andando verso casa in macchina, a poco a poco ci si addormenta nella monotonia di quella lentezza infinita, di quel dondolio con cui procede quella grande e spaziosa automobile. E nel primo piano di tutte le cose grigie, gli occhi, quasi chiusi dal sonno, non scorgono che il continuo rombo del motore, dello stesso colore della strada, e il di dietro dei sedili, simili a delle poltrone, ma mancanti di comodità e bellezza.

Verso sera, giungiamo a casa ed entriamo nel nostro giardino, grande a perdita d’occhio, fatto di alberi di ogni tipo, popolato da insetti estivi, tra cui si sente il canto del grillo.

Ora il fresco soffio è dato dal vento. Alla luce morente, la nostra casa ci appare grandissima e oscurata dall’ombra delle fronde degli alberi più grandi. Rientrati a casa e coricati a letto, osserviamo le nostre tende, che paiono vecchi fantasmi, trasparenti come il vetro. E i nostri bambini, che vanno a mettersi il pigiama, sembrano essersi divertiti in mezzo a tutti quei soffi d’aria.

A causa del gran vento, che entra nelle nostre finestre, rimaniamo svegli a lungo, ripensando alla giornata trascorsa.