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Caterina Italia
Il ghiaccio



Dopo aver lasciato le loro dimore,

gli Yupit marciarono dal fiume Lena

ed essi si diressero verso il prossimo

accampamento che si affacciava

nel Mar glaciale Artico

avendo camminato

per tre giorni nella Tundra


L’acqua del Lena ci segue fino all’Artico, racchiusa in gelidi contenitori. Camminiamo tutto il giorno nelle fredde strade nevose seguendo chiari e profondi passaggi di bestie artiche che a poco a poco formano le strade deserte e inesplorate della tundra siberiana.

Lontano all’orizzonte non vi è che un vuoto paesaggio. Neve e vento, senza alcuna forma di vita umana tutto nel bianco e nel grigio ghiaccio. Di tanto in tanto un arbusto marrone pallido si affaccia tra la neve: le nostre renne chinandosi cercavano di mangiarla.

Gli orizzonti erano immobili dal freddo. Talvolta uno spera di incontrare per il beneficio della propria mente, il calore di un raggio solare che spunti fuori dalle molteplici e sottili nuvole color ghiaccio che si confondono con il cielo azzurrino e che proiettano un po di luce sulla neve spessa.

Ma le nuvole restano lì per dove sono. Se ne va quel pò di luce che riscaldava la neve o  i piccoli arbusti marroni. Le sottili nuvole rimangono  e verso il pomeriggio incominciano a farsi più fitte e a buttare leggeri ma gelidi fiocchi di neve anche là dove non c’è nulla.

Esse si fanno sempre più chiare confondendosi con le montagne innevate. Sembra di essere circondati da strati sottili di ghiaccio quasi irreali. La neve su cui camminiamo affoga nel cielo che si va facendo sempre più cupo e il sole svanisce del tutto e non compare neanche sulle cime delle montagne. Durante la sosta appesantita dalla neve pomeridiana le nostre renne camminavano con noi, portando i nostri bagagli, le tende e gli arnesi da caccia affinchè noi potessimo montare l’accampamento giungendo alla tappa notturna.

Intanto riprendiamo il cammino tutti insieme, il cammino fino a sera è difficile, anche se stanchi, è difficile addormentarsi poiché la neve che cadeva gelida sulla fronte manteneva la mente sveglia accompagnata dal verso delle bestie e dalla fatica del viaggio. Nel primo piano del bianco-ghiaccio gli occhi velati dalla stanchezza, che vorrebbero abbassarsi, non scorgono che il continuo muoversi delle possenti corna della renna e il di dietro della testa superba marrone-cannella decorata con conchiglie bianche e perle blù, con pendagli di lana nera.

Verso sera, entriamo nell’accampamento, una sorta di casa di ghiaccio invisibile mentre il vento si fa sempre più forte e agita i nostri rifugi, sostiamo là per la notte, in quel punto qualunque della solitudine infinita.