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Donato Pizzutolo
Il ventilatore


Rotto il ventilatore; rotto il condizionatore; inutile il ventaglio; caldo il respiro del vento; la stanza piena di aria consumata; la finestra gronda goccioline, il sole alto nel cielo è al massimo del suo splendore. Devo procurarmi urgentemente un ventilatore; non posso soffrire così per il caldo; di fronte casa la famiglia “Rich”, lei si che non ha di questi problemi: nove condizionatori, uno per camera, sette ventilatori sparsi agli angoli della villa, non si saranno accorti minimamente che fuori ci sono 40°C, altrimenti il capofamiglia non indosserebbe il maglioncino! Basta devo superare questa mia vergogna; non devo sentirmi inferiore solo perché il mio conto in banca eguaglia il loro stipendio mensile! L’afa è opprimente; mi sento soffocare: ho deciso, vado a chiedergli un ventilatore. Non posso però uscire così, devo indossare qualcosa di più elegante, devo fare la persona educata e per bene altrimenti mi scambieranno per un pezzente. Dovrò per forza indossare il mio vestito da matrimonio, è l’unico elegante che ho. Cosa mi tocca fare! Ci sono 40°C e io devo indossare lo smoking del matrimonio? Sono pazzo, però devo necessariamente farlo, meglio soffrire un quarto d’ora che tutto il giorno.

Spero  che i 15 kg che ho acquistato in questi ultimi 17 anni mi consentano di entrare in quel vestito. Lo sapevo! Chi la trattiene adesso questa massa deforme che sopraeleva il mio ombelico? D’inverno ti faccio i complimenti amica mia, perché mi fai stare al caldo, ma è d’estate che rimpiango te e quegli inutili strati lipidici che ti porti appresso!

Ecco adesso devo rimanere in questo stato di apnea per un quarto d’ora. Esco velocemente dalla mia umile dimora e mi dirigo verso quella reggia; suono il campanello (che coincide con il naso di un leone) e dopo qualche secondo una donna apre la porta e mi chiede cosa voglia; io, parlando il più velocemente possibile per non rilassare la pancia, le dico di voler parlare con il capofamiglia. Un uomo alto e biondo mi appare innanzi ed io, sciorinando tutti i migliori vocaboli imparati alle scuole medie, mi rivolgo a lui con far gentile e gli chiedo un ventilatore. “ Chiedo a mia moglie se ne abbiamo uno in più”, questa la risposta dell’uomo (anche se sapevamo entrambi che ne aveva sette).”No caro” risponde la moglie che aveva prima sbirciato chi fossi.”Mi dispiace,  ha sentito anche lei non ne abbiamo “; sentito questo comincio a infervorarmi e a sudare peggio di come già stessi facendo, rilasso la pancia e il bottone della giacca salta nell’occhio dell’uomo, quest’ultimo si getta per terra pensando che volessi picchiarlo, e nel far ciò gli cade un quadro di Kandinsky in testa. Tosto accorre la moglie con una borsa del ghiaccio in mano, ed io, che morivo di caldo la prendo e la poggio sul mio viso per rinfrescarlo un po’; la moglie prende il ventilatore nascosto sulle scale e comincia a sbattermelo sulle ginocchia per cacciarmi; io subito le propongo uno scambio dicendo che se mi regala il ventilatore vado via, non esitando neanche un secondo lo prende e me lo sbatte sulla pancia, io lo prendo e me ne ritorno felice in casa come se non fosse successo niente; anzi appena ritornato a casa ringrazio la mia “amica” pancia, perché anche d’estate mi ha salvato facendomi avere gratis un ventilatore!