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La Nostra Energia - Le otto cover vincitrici
Il laboratorio letterario organizzato da Marcos y Marcos e eni si è concluso.
La giuria ha decretato le 8 cover vincitrici che saranno pubblicate in un antologia curata da Marcos y Marcos. I vincitori sono:
Alessandro Pluda (Liceo Classico Zaccaria Milano), Niccolò Maria Salvi (Liceo Classico Giulio Cesare, Roma), Donato Pizzutolo (Liceo Scientifico Statale, San Vito dei Normanni), Serena Ninfali (Liceo Classico L. Ariosto, Ferrara), Ilaria Salamino (Liceo Classico Ennio, Taranto), Caterina Italia (ITC Francesco Ferrara, Mazara del Vallo), Valentina Benini (Liceo Scientifico Ricci Cubastro, Lugo), Margherita Rossi, Istituto Stefanini, Mestre)
Il vincitore assoluto è Alessandro Pluda (Liceo Classico Zaccaria, Milano).
Leggi le otto cover vincitrici:
Alessandro Pluda
Liceo Classico Zaccaria, Milano
In stallo
Cover tratta da In Stallo di Maurizio Matrone
Sto fermo. In stallo. Non ho nessuna difficoltà a restare sull’attenti. Sono un professionista serio, metodico, rigido, e con molti e molti anni di servizio alle spalle. Oggi c’è il presidente e siamo tutti schierati in suo onore. Quando mi sono arruolato nell’Arma me l’avevano detto che quelli come me facevano questa fine; mica potevano mettermi in una macchina a fare l’operativo!
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Niccolò Maria Salvi
Liceo Classico Giulio Cesare, Roma
Una giornata di lavoro
Cover tratta da Donne bellissime di Anton Cechov
Mi ricordo, avevo finito l’università ed ero da poco entrato in polizia, andavo con il mio superiore, anche lui come me sotto copertura, nella villa del trafficante d’armi Nestore De Santis, detto il Bresciano, poco a nord di Napoli. Era una di quelle giornate di Maggio che sembrano preannunciare un'estate torrida e, anche se un venticello fresco ci dava un po’ di sollievo, la temperatura era insopportabile.
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Donato Pizzutolo
Liceo Scientifico Statale, San Vito dei Normanni
Il ventilatore
Cover tratta da Il cavaliere del secchio di Franz Kafka
Rotto il ventilatore; rotto il condizionatore; inutile il ventaglio; caldo il respiro del vento; la stanza piena di aria consumata; la finestra gronda goccioline, il sole alto nel cielo è al massimo del suo splendore. Devo procurarmi urgentemente un ventilatore; non posso soffrire così per il caldo; di fronte casa la famiglia “Rich”, lei si che non ha di questi problemi: nove condizionatori, uno per camera, sette ventilatori sparsi agli angoli della villa, non si saranno accorti minimamente che fuori ci sono 40°C, altrimenti il capofamiglia non indosserebbe il maglioncino!
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Serena Ninfali
Liceo Classico L. Ariosto, Ferrara
Tifone Cover tratta da Tifone di Joseph Conrad
Il mare increspato, scuro, profondo, infinito sembrava inghiottire la nave, poi subito dopo, questa riemergeva, trionfante, possente. Un braccio di ferro tra la nave e il mare, un gioco maledetto, un gioco di forza che piaceva ai marinai che, dall’alto del ponte, sghignazzavano, quasi a voler sfidare l’onnipotenza della natura.
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Ilaria Salamino
Liceo Classico Ennio, Taranto
Le parole del rumore
Cover tratta da Scherzetto di Anton Cechov
E’ la tipica giornata d’Estate.
Un caldo pazzesco, di quelli che ti fanno vedere l’asfalto bagnato.
Giosuè è sudato, dalla sua fronte grondano goccioline, ma conserva sempre la sua aria strafottente.
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Caterina Italia
ITC Francesco Ferrara, Mazara del Vallo Il ghiaccio Cover tratta da Il deserto di Pierre Loti
Dopo aver lasciato le loro dimore,
gli Yupit marciarono dal fiume Lena
ed essi si diressero verso il prossimo
accampamento che si affacciava
nel Mar glaciale Artico
avendo camminato
per tre giorni nella Tundra
L’acqua del Lena ci segue fino all’Artico, racchiusa in gelidi contenitori. Camminiamo tutto il giorno nelle fredde strade nevose seguendo chiari e profondi passaggi di bestie artiche che a poco a poco formano le strade deserte e inesplorate della tundra siberiana.
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Valentina Benini
Liceo Scientifico Gregorio Ricci Cubastro, Lugo
Tutto in una giornata
Cover tratta da Il deserto di Pierre Loti
Lunedì, 2 agosto
L’acqua del supermercato ci segue sino al reparto giocattoli, racchiusa in bottiglie di vetro e di plastica. Camminiamo tutto il giorno nell’immensità del centro commerciale, seguendo le vaghe tracce che sembrano lasciare, a forza di anni, i continui passaggi delle ruote dei carrelli nelle corsie dei vari reparti.
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Margherita Rossi
Istituto Stefanini, Mestre
Anna Karènina Cover di: Anna Karènina, Lev Tolstoj
Molte famiglie rimangono per anni nei vecchi luoghi, venuti ormai a noia ad entrambi i coniugi, solamente perché non c’è un dissidio o un accordo completo. Queste famiglie però non fanno al caso di Vrònskij e Anna : loro si che sono felici! Anna vuole scoprire nuovi posti, sperimentare la vita in nuovi luoghi, cambiare città.
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17 Ilaria Salamino Le parole del rumore
Cover di: Scherzetto, Anton Cechov
E’ la tipica giornata d’Estate.
Un caldo pazzesco, di quelli che ti fanno vedere l’asfalto bagnato.
Giosuè è sudato, dalla sua fronte grondano goccioline, ma conserva sempre la sua aria strafottente.
Pochi minuti e arriviamo lì, lo scoglio più alto della costa, sono anni che ci andiamo insieme,
ma non ho mai avuto il coraggio di affrontarlo tuffandomi.
Ma oggi è un giorno speciale per me e Giosuè mi assilla: “ E’ arrivato il momento, devi farlo”.
Lo legge in faccia il mio terrore.
“Dammi la mano, buttiamoci insieme, vedrai, sarà un attimo”.
La mente si annebbia, non mi accorgo nemmeno che Giosuè mi ha preso la mano e non so se mi sconvolga più il tuffo o il fatto che lui mi tenga.
Il sole è alto, il mare splende e il vento rinfresca il mio corpo.
E’ questione di secondi…E precipitiamo insieme.
Siamo due pallottole che cadono a piombo, ma è proprio nell’istante in cui i miei piedi sfiorano l’acqua che mi sembra di sentire tre parole che trafiggono più di un ago: “Ti amo, Sveva”.
Sto tremando, era proprio come me lo immaginavo, cavolo!
Ma quelle parole erano frutto della mia mente o erano uscite proprio dalla sua bocca?
Risaliamo la scogliera.
Il mio pensiero è fisso, come il mio sguardo che sembra interrogare Giosuè, ma invano.
“Scommetto che ti è quasi preso un infarto. Dai, forse rifarlo sarà diverso”.
E io mi dico nella mente: “ Sai, cara Sveva, che se lo rifarai sarà tremendo come prima”.
Ma ho bisogno di sentire ancora quelle parole e cercare di capire se è la sua voce o quella del mare.
E così di nuovo giù e così ancora le stesse parole: “ Ti amo, Sveva”.
E’ lui o il mare? E’ lui o il mare? Sei tu Giosuè o no?
Allora comincio a sentire che non posso più fare a meno di tuffarmi o meglio di sentire quelle parole.
Ci prendo gusto e ogni giorno ci tuffiamo insieme, ogni giorno le stesse paure: il terrore, la sfida,
l’angoscia, ma soprattutto la curiosità di svelare il mio enigma.
Il mare non può parlare, il vento non può pronunciare quelle parole per me.
Forse c’è una soluzione. Tuffarmi da sola. Ho deciso, lo faccio.
…
Niente, non ho capito niente.
E’ stato peggio delle altre volte, forse sono svenuta, non sentivo, non vedevo, non respiravo.
Mi arrendo.
La neve ha preso il posto del mare, la “nostra” scogliera si è addormentata sotto il gelo dell’inverno.
E’ Dicembre e tra qualche giorno andrai via.
Tutto sembra essere uguale, tutto si ripete meccanicamente e mentre percorro la solita strada che conduce alla fermata della metropolitana, mi vengono in mente i ricordi dell’Estate e ripenso ai
momenti passati con Giosuè, sentirò la sua mancanza quando sarà 300 km lontano da qui.
Strano, oggi non lo vedo alla fermata, non mi farà compagnia con le sue storie strampalate.
Ecco arriva la metro, speriamo non sia piena, che baccano che fa…
“Ti amo, Sveva”.
Le porte si chiudono e io resto lì immobile con la testa che viaggia più veloce di questa metropolitana.
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