Elena Rotondi - Lewis Carrol Stampa

La piccola Clara era veramente stufa di starsene appollaiata vicino a sua sorella che dormiva. Era la prima volta che andava al Cinema, questa cosa nuova, che affascinava tutti, ma non appena spensero le luci, tutti si addormentarono. Dormivano proprio tutti, da sua sorella al cassiere e Clara con fastidio si chiese: “ a che pro venire al Cinema se ti addormenti subito?!”

Svogliata e sfiancata dal caldo, non sapeva se andarsene o schiacciare anche lei un bel pisolino, ma quando fu sul punto di addormentarsi, un omino basso e asciutto come uno spaghetto sbucò all’improvviso dal retro dello schermo. Come un razzo si muoveva tra gli spettatori, gesticolando nervosamente come una marionetta.

“Oh cielo! Che disastro! Neanche il tempo di iniziare che questi già dormono! Ah! Che disgrazia!” continuava a ripetere.

Alla piccola Clara, ai suoi occhi di bambina, questo non sembrò poi tanto strano (alla fine aveva ragione!) fino a quando questo omino dalla testa calva e dagli occhiali tondi tondi iniziò a urlare con un gigantesco megafono bianco: “ciak azione! Azione! Svegliatevi! Svegliatevi accidenti!” e tutti dormivano. Tutti tranne Clara, ma l’omino non sembrava accorgersi della sua presenza.

Fallito il tentativo di destare la platea, l’uomo-spaghetto corse come un pazzo verso lo schermo e scomparve in una botola. Clara senza pensarci due volte lo seguì, scese nella botola e in un batter d’occhio si trovò di fronte delle scale ripidissime.

Scendeva, scendeva per quelle scale che ora andavano a destra ora a sinistra e sembravano senza fine. Ad un certo punto, per un soffio non venne travolta da una carrozzina, un bimbo piangeva, una donna urlava, e Clara cominciò a chiedersi dove diavolo fosse finita. Concluse le scale, iniziò un lungo corridoio dove strane figure danzavano per mano a ritmo di un motivetto suonato da un quintetto di pagliacci buffissimi.

Seguì incantata quel corteo e finì in un stanza grandissima, un grosso lampadario di cristalli riscaldava l’atmosfera e la musica accompagnava il ballo della stanza. Tutto ballava, anche i mobili.

Un pianista e il suo strumento fluttuavano da una parte all’altra della stanza danzante e improvvisamente un uomo le si avvicinò gridando: “Sei solo chiacchiere e distintivo! solo chiacchiere e distintivo!”; impaurita scappò e si scontrò con un soldato che reclamava a un bambino la sua scarpa. “Sono pazza!” si ripeteva Clara, completamente smarrita in quel mondo straordinario.

La stanza aveva delle finestre che cambiavano posizione di continuo, da una di queste, un uomo con la gamba ingessata, maneggiando uno strano strumento, osservava tutti e Clara ebbe la sensazione che fissasse proprio lei.

La paura le stringeva sempre più la gola, vide un angolo vicino a una piccola credenza piena di cibo e decise che sarebbe stato il suo nascondiglio. Intravide strani alimenti, l’etichetta di un barattolo diceva “SPAGHETTI WESTERN”. Si nascose e portò con sé uno strano pane costellato da tanti canditi, un certo “CINEPANETTONE”. Non capiva, ma almeno non sarebbe morta di fame.

Il marasma si fece più chiassoso, un uomo brandendo una pistola farneticava frasi bibliche di un certo Ezechiele, una donna urlava “Domani è un altro giorno!” e un altro “Vota la Trippa!”; tutto presagiva il peggio, ma l’omino della botola ad un certo punto esclamò a pieni polmoni: “STOP! Ordine! Ordine!”, e tutto cessò.

Aveva chiuso gli occhi la piccola Clara, pensava alla sua mamma e al suo gattino. Cominciò a singhiozzare così forte che l’omino la sentì.

“E tu? chi sei?? Sei l’assistente che avevo richiesto? Forza, vieni con me. Muoviti!”

 

 

 


Lewis Carroll, Alice nel paese delle meraviglie


Alice cominciava a essere stufa di starsene seduta vicino a sua sorella sulla riva del fiume, senza niente da fare; aveva sbirciato un paio di volte nel libro che sua sorella stava leggendo, ma non c’erano né figure né dialoghi, “e a che pro un libro,” pensava Alice “senza le figure e i dialoghi?”

Così se ne stava a riflettere nella sua testolina ( per quanto era possibile, perché faceva un caldo del diavolo e le cascavano gli occhi e la concentrazione) se il piacere di intrecciare una coroncina di margherite valesse la noia di alzarsi per coglierle, quando dal nulla un Coniglio Bianco con gli occhi rosa le passò accanto correndo a tutta birra.

Niente di veramente insolito in ciò, né a Alice sembrò del tutto fuor da comune sentire il Coniglio che diceva fra sé e sé “Oh cielo! Che ritardo! Siamo già nel Terzo Millennio e del tutto invano! Gambe in spalla!” ( quando poi ci ripensò, le venne in mente che avrebbe dovuto meravigliarsene, ma sul momento tutto le sembrò così naturale); quando però il Coniglio tirò fuori un cipollone dal taschino del panciotto e, consultandolo, subito riprendeva a correre. Alice balzò in piedi, fulminata dal pensiero che non aveva mai visto prima un coniglio né con un taschino del panciotto né con un orologio da tirarne fuori e, morendo di curiosità, prese a seguirlo attraverso il prato e ebbe la fortuna di fare in tempo a vederlo gettarsi sotto la siepe, dentro una tana grossa così.

Subito Alice vi si infilò dentro, senza neppure darsi pena di chiedersi come diavolo avrebbe fatto a riuscirne.

La tana per un po’ era dritta come una galleria, poi virò improvvisamente a muso in giù ma così improvvisamente che Alice non ebbe neppure il tempo di frenare: si trovò ribaltata a gambe all’aria giù per un pozzo senza fine.

O il pozzo era molto profondo o lei stava precipitando molto lentamente, dato che, durante la discesa, aveva tutto il tempo di guardarsi attorno e di chiedersi: “E subito dopo di adesso che succederà?” Dapprima cercò di guardare giù per vedere dove mai sarebbe finita, ma faceva troppo buio per distinguere checchessia, poi spostò lo sguardo verso le pareti del pozzo e si accorse che erano piene di armadietti e di scaffali, qui e là vide delle carte geografiche e dei quadri trattenuti da mollette per il bucato. Seguitando a cadere riuscì a tirar giù al volo un barattolo da una delle scansie; sull’etichetta c’era scritto “MARMELLATA DI ARANCE”, ma con suo grande disappunto era vuoto: non le andava di lasciar cadere il barattolo per timore di uccidere qualcuno, e così fece in modo di riporlo in uno degli armadietti che precipitava accanto a lei.