Sonia Vegetti - Nikolaj V. Gogol' Stampa

La guida


“Che fai? mi lasci sola su questa fredda panchina?” urlò la fedele guida. Ma Giulia era troppo lontana per sentire le sue urla e non le restò altro da fare che richiudersi su sé stessa e sperare che si accorgesse di averla persa. Passarono parecchie ore ma di Giulia neanche l’ombra.

“Perché non torni? come farai ad organizzare i tuoi giorni di vacanza in città? dai tesoro!, sai bene che senza i miei preziosi consigli sei persa!”. La guida non si dava pace e, complice un forte vento, cominciò a chiudersi, riaprirsi e sfogliarsi in preda ad un attacco di panico.

Giulia arrivò in albergo al calar del sole e, seguendo il solito rituale della sera, aprì lo zaino alla ricerca del programma turistico per la giornata successiva.

“Dove diavolo l’ho ficcata?” disse fra sé e sé e, dopo aver frugato anche nella borsa di Paul senza

successo, lanciò un grido ”NOO! ho perso la guida”. Paul corse fuori dal bagno e si rese subito conto della tragedia che si stava consumando.

Nel frattempo è indispensabile dire qualcosa di Giulia e della sua guida, affinché tu, lettore, possa capire un po’ meglio la situazione. Si incontrarono per la prima volta in una libreria: l’una, eccitatissima all’idea di progettare le vacanze dell’anno seguente e l’altra, vogliosa di lasciarsi alle spalle mesi di ozio su scaffali divenuti per lei ormai troppo stretti. ”Devo trovare la guida migliore che esista” continuava a ripetere Giulia passando da un libro all’altro.

”Sono io quella giusta per te! tutte queste mie insopportabili vicine di scaffale sono incomplete e non ti daranno mai quello che stai cercando. Scegli me e non te ne pentirai!”. I loro sguardi si incrociarono, Giulia l’aprì dolcemente, lesse alcune pagine ed il gioco era fatto: la guida l’aveva conquistata. Uscirono dalla libreria mano nella mano ed ebbe così inizio il loro amore. Giulia studiò il prezioso libro in ogni minimo particolare tanto da sapere che il tal giorno e alla tal ora si sarebbe trovata in quel tal posto a fare le tal cose proposte dalla sua fedele compagna d’”avventura”. La guida, dal canto suo, era fiera di contribuire al raggiungimento della felicità della sua padrona ma arrivò al giorno della partenza completamente esausta; riesci ad immaginarti, lettore, cosa significhi essere continuamente aperta, chiusa, sottolineata, evidenziata e a volte addirittura strappata?

Una folata di vento fece sobbalzare la guida che si ritrovò di botto sotto la panchina. ”Cavolo! e adesso? Se anche Giulia dovesse tornare come farà a trovarmi?”. Con questi pensieri tra le righe, si lasciò cullare da un inaspettato senso di pace e, riavvolgendo le sue 145 pagine sotto la copertina, si  addormentò e sognò.

Dall’altra parte della città, Giulia urlava contro Paul, accusandolo di aver perso la guida e di aver così rovinato le loro vacanze. Qualcuno bussò, Giulia aprì la porta e per poco non svenne. Era lei! Era tornata!” Come hai fatto a trovarmi?” chiese la donna. ”Che domande?”- rispose la guida - “al capitolo ‘Dove alloggiare’ hai lasciato un solco evidente sul nome di questo albergo”. La guida entrò e.. seguita da altre centinaia di libri.. raccontò a Giulia di come, nel bel mezzo di Central Park, aveva incontrato tante altre guide anche loro perse o dimenticate e di come tutte l’avevano immediatamente seguita quando era partita alla scoperta della città; le descrisse i luoghi visitati grazie ai suggerimenti che ognuna di loro portava con sé e la incuriosì parlandole di posti scovati per caso, del ristorantino suggerito da George, il giovane conosciuto sul traghetto che le aveva portate alla Statua della Libertà. Insomma, se ne erano andate in giro per la Grande Mela in completa autonomia e, anche se avevano creato grande scompiglio, avevano trascorso una giornata indimenticabile.

La guida si svegliò al sound di un gruppo jazz e.. si ritrovò.. con Giulia e Paul in un localino di Harlem di cui nessuno dei tre aveva mai sentito parlare prima d’ora. Non aveva sognato, tutto era inverosimilmente accaduto ed era contenta di vedere Giulia godere anche del brivido dell’imprevisto.

 

 

 


Nicolaj V Gogol', Il naso


Al mondo succedono le cose più inverosimili. Talvolta manca persino la minima ombra di verosimiglianza: improvvisamente quello stesso naso che era andato in giro con il grado di consigliere di stato e aveva provocato tanto rumore in città, come se niente fosse si trovò di nuovo al suo posto, ossia precisamente fra le due guance del maggiore Kovalèv. Questo accadde il sette di aprile. Svegliatosi e rivolta senza pensarci un'occhiata allo specchio, che cosa vide? il naso! L'afferrò con una mano: era proprio il naso!

«Ehe!» disse Kovalèv e dalla gioia per poco non si mise a ballare scalzo il trepàk nella stanza, ma glielo impedì la presenza di Ivan, entrato in quel momento. Allora diede ordine di portargli immediatamente il necessario per lavarsi e, mentre si lavava, diede un'altra occhiata allo specchio: il naso. Strofinandosi con l'asciugamano diede ancora una volta un'occhiata allo specchio: il naso!

«Guarda un po', Ivàn, mi pare d'avere sul naso un foruncoletto,» disse, e intanto pensava: «Bel guaio se Ivàn dicesse: ma no, signore, non solo non c'è nessun foruncoletto, ma non c'è nemmeno il naso!»

Ma Ivàn disse:

«Non c'è niente, nessun foruncoletto: il naso è pulito!»

«Bene, il diavolo, se lo porti,» si disse il maggiore e fece schioccare le dita. In quell'istante si affacciò sulla porta il barbiere Ivàn Jakovlèviè, ma in un certo modo timoroso come un gatto che sia stato appena frustato per aver rubato dello strutto.

«Prima dimmi: hai le mani pulite?» gli gridò da lontano Kovalèv.
«Pulite.»
«Bugiardo!»
«Perdio, pulite, signore.»
«Be', sta attento.»

Kovalèv si sedette. Ivàn JakovIèviè l'avvolse nell'asciugamano e in un istante, con l'aiuto del pennello, gli trasformò la barba e le guance in una crema simile a quella che si serve in casa dei mercanti nel loro giorno onomastico.

«Vedi un po'!» disse fra sè Ivàn Jakovlèviè gettando un'occhiata al naso e poi piegò la testa dall'altra parte e lo guardò di traverso. «Ma guarda! Sembra proprio il suo,» continuò e contemplò a lungo il naso. Finalmente, con la massima delicatezza e leggerezza, sollevò due dita con l'intenzione di afferrare il naso per la punta. Perchè tale era il sistema di Ivàn JakovIèviè.

«Ehi, ehi, sta attento!» si mise a gridare Kovalèv.

Ivàn Jakovlèviè lasciò cadere le braccia, allibì e si confuse come mai s'era confuso. Infine si mise a raschiare delicatamente con il rasolo sotto il mento e, benchè gli riuscisse molto scomodo e difficile radere senza avere un sostegno nella parte olfattiva del corpo, tuttavia, appoggiandosi in qualche modo con il suo ruvido pollice alla guancia e alla mascella inferiore, superò alla fine tutti gli ostacoli e fece la barba.

Quando tutto fu pronto, Kovalèv si affrettò a vestirsi, prese una vettura e andò dritto filato in una pasticceria. Entrando, ancora lontano dal banco si mise a gridare:

«Ehi, ragazzo, una tazza di cioccolato!» e nello stesso momento si guardò nello specchio: il naso c'era. Allora si voltò allegramente indietro e con aria ironica, strizzando un poco gli occhi, guardò due militari uno dei quali aveva un naso che non era di certo più grande del bottone d'un gilet. Dopo di che si recò alla segreteria del ministero dove aveva sollecitato un posto di vice governatore o, in caso d'insuccesso, di esecutore. Attraversando l'anticamera, diede un'occhiata allo specchio: il naso c'era. Poi andò da un altro assessore di collegio o maggiore, grande mattacchione, al quale egli spesso diceva, rispondendo alle sue pungenti osservazioni: «Ehi, io ti conosco, malalingua!»

Per strada pensava: «Se neanche il maggiore mi ride in faccia nel vedermi, è un segno sicuro che ho tutto davvero a posto.»

Ma l'assessore di collegio non disse nulla.

«Bene, bene, lo sa il diavolo!» pensò fra sè Kovalèv. Lungo la strada incontrò l'ufficialessa superiora Podtòèina insieme con la figlia, le salutò e fu accolto da esclamazioni di gioia; dunque niente, in lui non c'era proprio nessun difetto. Chiacchierò con loro a lungo e, tirata fuori la tabacchiera, si riempi entrambe le narici davanti a loro, mentre fra sè andava dicendo: «Ecco qua, donne, razza di galline! Con la figlia comunque non mi sposo. Se fosse semplicemente così, par amour, allora sì, con piacere!» E il maggiore Kovalèv da quel giorno andò in giro come se niente fosse sulla Prospettiva Nevskij, per i teatri e dappertutto. E anche il naso, come se niente fosse, se ne stava sulla sua faccia non dando minimamente l'impressione d'essersene mai allontanato. Dopo d'allora il maggiore Kovalèv fu visto eternamente di buon umore, sorridente, che inseguiva tutte le belle signore senza eccezione, e una volta persino fermo davanti a una bottega al Gostìnyj Dvor nell'atto d'acquistare il nastro d'una certa decorazione, per quali motivi si ignora, giacchè non era cavaliere d'alcun ordine.

Ecco dunque quale storia accadde nella nordica capitale del nostro vasto stato! Ora soltanto, considerando tutto, vediamo che in essa c'è molto d'inverosimile. Per non dire del fatto che il distacco soprannaturale del naso e la sua comparsa in vari luoghi sotto le spoglie d'un consigliere di stato è una cosa troppo strana. Come aveva potuto Kovalèv non capire che non si può mettere un avviso su un giornale a proposito d'un naso? Non lo dico qui nel senso che il prezzo per l'annuncio sarebbe stato troppo caro: questa è una sciocchezza, io non appartengo affatto al novero delle persone attaccate al denaro. Ma è sconveniente, imbarazzante, non sta bene! E poi ancora: come fece il naso a trovarsi nel pane appena sfornato, e come lo stesso Ivàn Jakovlèviè... Ma la cosa più strana, più incomprensibile di tutte è che degli scrittori possano dedicarsi a simili argomenti. Lo riconosco, questo è davvero inconcepibile, è davvero... no, no, non posso proprio capire. In primo luogo, non ne viene decisamente alcun vantaggio per la patria; in secondo luogo... ma anche in secondo luogo non ne viene alcun vantaggio. Semplicemente non so che mai significhi tutto questo...

E tuttavia, malgrado ciò, si può anche ammettere e l'una e l'altra cosa, e anche una terza... già, perchè dov'è che non si verificano delle cose inverosimili? E a rifletterci bene, in tutto questo, davvero qualcosa c'è. Si può dir quello che si vuole, ma simili avvenimenti al mondo accadono, di rado ma accadono.