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Deborah Pirrera - Fratelli Grimm Stampa

Possedevo uno specchio magico e ogni giorno chiedevo “ Specchio, specchio delle mie brame… chi è la più bella del reame?” e quello rispondeva “ O mia regina, al mondo non c’è nessuna che sia più bella di te.” E intanto Biancaneve cresceva.  “Bella, pura e innocente” dicevano. All’inizio non me ne curavo, con il gran da fare che avevo – scappare dai roghi, inseguire gatti neri, far patti col demonio- cosa volete che me ne importasse di una badante di nani! Poi ho cominciato ad odiarla ‘sta Biancaneve; innocente poi… figurarsi…  una che riesce ad incantare un guardicaccia senza neanche essere una strega. Dai, non stiamo a prenderci in giro!

In una fredda giornata d’inverno, in cui i fiocchi cadevano volteggiando nel cielo, ho capito che quella Biancaneve lì era soltanto un bluff.

Allora ho cominciato a combinargliene di tutti i colori, e la smorfiosa sempre lì a sorridere e genuflettersi.

Ho provato anche a  rifilargli una bella mela avvelenata … e quella che ti combina? Non muore, niente, neanche una grinza, si fa solo una gran dormita.

Quando mangi la mela avvelenata, muori.

Quanto la odiavo quella Biancaneve, con quella faccia acqua e sapone alla Lorella Cuccarini nella pubblicità delle cucine “ La più amata dagli italiani” per non parlare di quella perenne espressione di stupore stampata: “ Oh, un uccellino! Oh, una sorgente! Oh di qua, Oh di là!” ma perfavore.

Quella Biancaneve  non aveva neanche voglia di lavorare.

Mi dicono che quando ha provato a riassettare la casa dei sette nani è caduta esausta lunga lunga nei loro sette lettini. Ora, se pulire la casettina dei sette nani, sette piattini sporchi, sette camicine sporche  me lo chiami far le pulizie, me lo chiami.

I nani, poi te li raccomando.

Sette scemi che vanno a spaccar legna cantando “andiam, andiam, andiamo a lavorar!”

Ehi, dico, nano: stai andando a spaccar legna, mica a fare un viaggio d‘affari sul tuo jet privato con la hostess che ti serve un drink. E se ti resta del tempo, dopo la riunione, ti porti a letto anche la escort… tanto paga la società.

Ma ti pare se io, una regina, dovevo andare a finire in una favola da sfigati di quelle in cui c’è sempre una santarellina, bellissima, ma povera e morta di fame, una regina (che poi sarei io) incattivita dalla vita (ma la gente che ne sa), e il solito Principe rincitrullito e di buon cuore (fortuna non si fa chiamare papi)  sul cavallo bianco ( ‘sta volta stranamente è nero, bontà dell’autore) che si innamora della poveretta.

Continuiamo a raccontarle ‘ste favole, così la gente cresce con l’idea che basta avere la faccia da pancotto e essere buoni perché le cose ti vadano come vuoi. I Principi sono un bluff, a volte anzi sono loro a dartele le mele avvelenate. Biancaneve mi deve ringraziare per averle risparmiato almeno questa delusione.

Voi volete la favola, e io vi accontento. Ma rifletteteci sul fatto che la vita è completamente un’altra cosa: meglio regine che Biancaneve. Le regine sì che fanno strada, oggi.

Quando il Principe la vide sdraiata nella sua bara di cristallo non ebbe dubbi, lì giaceva la fanciulla del suo cuore, ed era morta. Vinto dal dolore alzò il coperchio di cristallo e volle baciarla un’ultima volta. Immediatamente Biancaneve aprì gli occhi e gli sorrise: il bacio d’amore aveva spezzato l’ incantesimo, svegliandola. Il Principe la fece salire sul suo cavallo e partirono al galoppo verso il loro Castello sulle nuvole… e vissero per sempre felici e contenti.

(forse).

 

 



Fratelli Grimm, Biancaneve e i Sette Nani


Era una fredda giornata d'inverno; bianchi fiocchi cadevano volteggiando dal cielo come piume leggere e una regina sedeva ricamando accanto alla finestra aperta. Mentre così se ne stava, ricamando e guardando la neve, si punse un dito con l'ago e tre gocce di sangue rosse come rubini caddero sul bianco manto nevoso. Tanta era la bellezza di quelle tre stille rosso fiamma sul bianco immacolato che la regina pensò: "Oh, se potessi avere una bambina dai capelli neri come l'ebano, dalle labbra rosse come il sangue e dalla pelle bianca come la neve!" Tempo dopo, diede alla luce una bambina a cui fu dato il nome di Biancaneve. Ma dopo poco si ammalò gravemente e morì. Un anno dopo, il re si risposò. La sua seconda moglie era bella, ma anche gelosa e crudele, e non poteva tollerare neppure il pensiero che esistesse al mondo qualcuna più bella di lei.

Possedeva uno specchio magico, ed ogni giorno chiedeva: "Specchio, specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?" e ogni giorno lo specchio rispondeva: "O mia regina, al mondo non c'è nessuna che sia più bella di te" . Intanto però, Biancaneve cresceva e diventava sempre più bella. L'invidia della regina cresceva di pari passo con la bellezza della fanciulla, tanto che la costringeva a vestirsi di stracci e a fare la serva. La principessina affrontava ogni fatica senza un lamento. Anzi, sempre allegra e sorridente: Solo un desiderio era solita confidare, cantando, alle amiche colombe: incontrare presto l'uomo dei suoi sogni. Un giorno, mentre si trovava accanto al pozzo, le bianche colombe le confidarono un segreto: "Questo" dissero tubando "è un pozzo incantato. Esprimi un desiderio affacciandoti ad esso e se udrai l'eco il desiderio diverrà realtà." Così Biancaneve sussurrò: "Vorrei tanto trovare qualcuno che mi ami." E non appena l'eco le rispose, nell'acqua del pozzo apparve un bel principe su un cavallo nero. Il principe guardava Biancaneve con tanta ammirazione che la fece arrossire e fuggire timidamente nella sua stanza. La regina, di lontano aveva assistito a tutta la scena. Subito impallidì per l'invidia e corse a rivolgersi a suo specchio magico: "Specchio, specchio delle mie brame, chi è la più bella del reame?" e lo specchio le rispose: "Tu mia regina sei sempre bellissima, ma Biancaneve è più bella di te!" La regina non poteva tollerare una rivale: e così convocò un guardiacaccia suo fido e gli disse: "Porterai la principessa nella foresta, e la la ucciderai. Mi porterai poi il suo cuore come segno del delitto". Il guardiacaccia portò Biancaneve nella foresta ma al momento giusto non ebbe il coraggio di ucciderla. Le intimò di scappare nella foresta, e sulla strada del ritorno uccise un cerbiatto per portare il cuore alla regina. Biancaneve corse a perdifiato nella foresta, fin quando non arrivò in una radura, dove sorgeva una minuscola e graziosa casetta: entrò e capì che ci viveva qualcuno, e pensò che abitassero sette bambini senza mamma.

C'erano infatti sette piccole sedie impolverate, sette piattini sporchi, sette camicine sporche e polvere e ragnatele dappertutto. Biancaneve non stette a pensarci su: prese scopa e strofinaccio, e di buona lena ripulì ogni cosa. Poi salì al piano superiore e vi trovò sette lettini di legno. Su ciascun letto era inciso un nome: Dotto, Gongolo, Eolo, Cucciolo, Brontolo, Mammolo e Pisolo. "Che strani nomi!" pensò Biancaneve. Poi, siccome era molto stanca , si addormentò sui lettini.

Gli abitanti della casa erano sette nanetti che lavoravano nella miniera di diamanti vicina. Rientrando trovarono Biancaneve e decisero di ospitarla, raccomandandole di essere estremamente prudente per via della regina cattiva. Per Biancaneve iniziò un periodo sereno, con nuovi amici ed a contatto con la natura. Ma un brutto giorno la regina cattiva chiese di nuovo allo specchio chi era la più bella del reame. E lo specchio magico le rispose : "Al di là dei sette monti, al di là delle sette valli c'è la casa dei sette nani, in cui vive Biancaneve che è ancora più bella di te". La regina decise di uccidere Biancaneve: prese una mela, una mela bellissima e la immerse in un veleno magico. Poi si trasformò da mendicante, ed andò nella casa dei nani. Biancaneve stava preparando una torta e impietosita le offrì una fetta. In cambio la strega travestita le diede la mela e Biancaneve diede un morso.

Subito cadde a terra addormentata, sembrava morta! La strega fuggì felice: l'unico antidoto era il primo bacio d'amore, credeva che i nani vedendola morta l'avrebbero sepolta. Ma i nani, disperati non vollero separarsi da Biancaneve e la misero in una bara di cristallo nella foresta, per vegliarla in continuazione. Passò molto tempo. Un bel giorno un principe su un cavallo nero sentì la gente del villaggio parlare di quella meravigliosa fanciulla che giaceva addormentata nel bosco. Il suo cuore diede un sobbalzo. Si trattava forse della bellissima fanciulla che aveva visto un giorno a palazzo e che non era più riuscito a trovare? Subito cavalcò fino alla radura nel bosco.

Quando la vide non ebbe dubbi: era proprio quella fanciulla che aveva incantato il suo cuore, ed era morta! Mestamente, il principe sollevò il coperchio di cristallo e si chinò per dare un bacio al suo amore perduto... Immediatamente Biancaneve aprì gli occhi e sorrise: quel primo bacio d'amore aveva spezzato l'incantesimo. Così il sogno che un giorno Biancaneve aveva confidato al pozzo dei desideri divenne realtà.

Il principe la fece salire sul cavallo e partì con lei verso il suo palazzo tra le nuvole... dove vissero, per sempre, felici e contenti!