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Marco Manicardi - Franz Kafka Stampa

Gregory Samson, svegliandosi una mattina da sogni agitati, si trovò trasformato, nella sua branda, in un piccolo vietnamita immondo. Riposava sulla schiena, magra e dolorante, e sollevando un poco il capo vedeva il suo ventre smunto, giallognolo e diviso da costole ricurve, in cima a cui la coperta della branda, vicina a scivolar giù tutta, si manteneva a fatica. Le gambe, nodose e sottili da far pietà, rispetto alla sua corporatura ben tornita, tremolavano senza tregua in un confuso luccichio dinanzi ai suoi occhi.

Cosa m'è avvenuto? pensò. Non era un sogno. La sua stanza, una baracca di giuste proporzioni, soltanto un po' piccola, se ne stava tranquilla fra le quattro ben note lamiere. Sul comodino, la pistola, l'elmetto e le sigarette – Samson era un marine – e sopra, appeso alla parete, un ritratto, ritagliato da lui – non era molto – da una rivista illustrata e messo dentro una bella cornice di legno: raffigurava una pin-up seduta, ma ben dritta sul busto, con addosso soltanto un berretto e un boa di pelliccia; essa levava incontro a chi guardava due labbra rosse e socchiuse, in cui si leggeva un minuscolo iloveyou.

Lo sguardo di Gregory si rivolse allora verso la finestra, e il solito cielo grigiastro indocinese (si sentivano battere le gocce di pioggia sul vetro) lo immalinconì completamente. Che avverrebbe se io dormissi ancora un poco e dimenticassi ogni pazzia? pensò; ma ciò era assolutamente impossibile, perché Gregory era abituato a dormire sulla destra, ma non voleva che lo vedessero i commilitoni, nelle sue attuali condizioni, in quella posizione. Per quanto si gettasse con tutta la sua forza da quella parte, ce n’era sempre uno che dormiva intorno a lui: provò per cento volte, chiuse gli occhi per non veder le sue manine giallastre, e rinunciò soltanto quando cominciò a sentire che qualcuno smetteva di russare, qualcuno che avrebbe potuto alzare la testa e vederlo.

O mio Dio, pensava, che grandissima sfiga mi è capitata! Ogni giorno su e giù per questo paese di merda. L'affanno nella jungla è molto più intenso che alla base, e v'è per giunta questa piaga della fanteria, le preoccupazioni per le imboscate, la nutrizione irregolare e cattiva; le relazioni cogli uomini poi cambiano ad ogni momento e non possono mai diventare durature né cordiali, qui si muore facile. Al diavolo ogni cosa! Sentendo un leggero prurito nella parte più alta del ventre, si spinse lentamente sulla schiena verso una colonnetta della branda per poter alzar meglio il capo: il punto che pizzicava era tutto coperto di puntini neri, di cui non sapeva che pensare; si provò a toccarlo con una mano, ma subito la ritrasse perché al primo contatto lo aveva percorso un brivido.

Così sdrucciolò di nuovo nella posizione di prima: queste levatacce, pensava, istupidiscono completamente. L'uomo deve avere il suo sonno. Gli alti ufficiali vivono come donne in un harem. Quando io, per esempio, durante la mattinata vado all'adunata con l’elmetto già in testa e una rasatura veloce, quegli ufficiali stanno appena facendo colazione. Dovrei provare a farlo io, con il colonnello! Volerei via in un baleno. Chi sa, del resto, potrebbe essere un vantaggio per me! Se non fossi di leva, se fossi un volontario, mi sarei congedato da un pezzo: me ne sarei andato dal colonnello e gli avrei detto il mio parere dal profondo del cuore. Sarebbe sceso allora dalla sua scrivania! Anche quella è una bella invenzione, mettersi dietro una scrivania a parlare dall'alto in basso col sottoposto, il quale poi gli si deve avvicinare sempre di più a causa della sua sordità. Be', ogni speranza non è perduta: una volta che io abbia accoppato abbastanza vietcong e finito il mio anno qui nella jungla – ancora cinque o sei mesi – questo lo farò senz'altro. Allora avverrà il gran distacco. Intanto bisogna che io mi alzi in ogni modo perché l'adunata è alle cinque.

 





Franz Kafka, La Metamorfosi


Gregorio Samsa, svegliandosi una mattina da sogni agitati, si trovò trasformato, nel suo letto, in enorme insetto immondo. Riposava sulla schiena, dura come una corazza, e sollevando un poco il capo vedeva il suo ventre arcuato, bruno e diviso in tanti segmenti ricurvi, in cima a cui la coperta del letto, vicina a scivolar giù tutta, si manteneva a fatica. Le gambe, numerose e sottili da far pietà, rispetto alla sua corporatura normale, tremolavano senza tregua in un confuso luccichio dinanzi ai suoi occhi.

Cosa m'è avvenuto? pensò. Non era un sogno. La sua camera, una stanzetta di giuste proporzioni, soltanto un po' piccola, se ne stava tranquilla fra le quattro ben note pareti. Sulla tavola, un campionario disfatto di tessuti – Samsa era commesso viaggiatore – e sopra, appeso alla parete, un ritratto, ritagliato da lui – non era molto – da una rivista illustrata e messo dentro una bella cornice dorata: raffigurava una donna seduta, ma ben dritta sul busto, con un berretto e un boa di pelliccia; essa levava incontro a chi guardava un pesante manicotto, in cui scompariva tutto l'avambraccio.

Lo sgurado di Gregorio si rivolse allora verso la finestra, e il cielo fosco (si sentivano battere le gocce di pioggia sullo zinco della finestra) lo immalinconì completamente. Che avverrebbe se io dormissi ancora un poco e dimenticassi ogni pazzia? pensò; ma ciò era assolutamente impossibile, perché Gregorio era abituato a dormire sulla destra, ma non poteva, nelle sue attuali condizioni, mettersi in quella posizione. Per quanto si gettasse con tutta la sua forza da quella parte, tornava sempre oscillando sul dorso: provò per cento volte, chiuse gli occhi per non veder le sue zampine dimenanti, e rinunciò soltanto quando cominciò a sentire nel fianco un dolore sottile e sordo, ancora non mai provato.

O Dio, pensava, che professione faticosa ho scelto! Ogni giorno su e giù in treno. L'affanno per gli affari è molto più intenso che in vero e proprio ufficio, e v'è per giunta questa piaga del viaggiare, le preoccupazioni per le coincidenze dei treni, la nutrizione irregolare e cattiva; le relazioni cogli uomini poi cambiano ad ogni momento e non possono mai diventare durature né cordiali. Al diavolo ogni cosa! Sentendo un leggero prurito nella parte più alta del ventre, si spinse lentamente sulla schiena verso una colonnetta del letto per poter alzar meglio il capo: il punto che pizzicava era tutto coperto di puntini bianchi, di cui non sapeva che pensare; si provò a toccarlo con una gamba, ma subito la ritrasse perché al primo contatto lo aveva percorso un brivido.

Così sdrucciolò di nuovo nella posizione di prima: queste levatacce, pensava, istupidiscono completamente. L'uomo deve avere il suo sonno. Altri commessi viaggiatori vivono come donne in un harem. Quando io, per esempio, durante la mattinata vado alla trattoria per trascrivere le commissioni avute, quei signori stanno appena facendo colazione. Dovrei provare a farlo io, col mio principale! Volerei via in un baleno. Chi sa, del resto, potrebbe essere un vantaggio per me! Se non mi trattenessi per i miei genitori, mi sarei licenziato da un pezzo: me ne sarei andato dal principale e gli avrei detto il mio parere dal profondo del cuore. Sarebbe sceso allora dalla sua cattedra! Anche quella è una bella invenzione, mettersi in cattedra a parlare dall'alto in basso coll'impiegato, il quale poi gli si deve avvicinare sempre di più a causa della sua sordità. Be', ogni speranza non è perduta: una volta che io abbia raccapezzato del denaro per pagargli il debito dei genitori – ancora cinque o sei anni – questo lo farò senz'altro. Allora avverrà il gran distacco. Intanto bisogna che io mi alzi in ogni modo perché il treno parte alle cinque.