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“Chi è Gertry?”
“La figlia di Marty”
“Allora stiamo parlando di una famiglia per bene!”
La storia tramanda millenni di vicende del blasonato casato
“Oh nani! Millenni? Siamo nel 2010! Cala! Manco c’era Monza e nemmeno Brianza!”
“Boh, so che la prima speculazione immobiliare del Marty è del 1960. Il suocero aveva una banca privata (insomma dava i soldi in usura) e si era comprato dei terreni agricoli. Galeotto fu il Piano regolatore! Anzi, a dir il vero, galeotto diventò il tecnico comunale a seguito dell’inchiesta per la “quella” variante urbanistica. Ma si sa come vanno le cose e soprattutto le case, una tira l’altra e “giù” non le tira nessuno. Basta! La famiglia è nobile e come tale si deve comportare. E poi a noi interessa della Gertry!”
Gertry, ninfomane, non era di facile gestione, e il Papi la volle suora. Lei non era in grado di dire di no. Poi il sogno delle poverella era da anni irrealizzabile per colpa della Merlin. Non restava che obbedire. Con il tempo la vocazione sarebbe arrivata! E Gertry entrò nel convento che grazie alla ristrutturazione ed ampliamento gentilmente offerti dal Papi poteva ritenersi ora dignitoso luogo di preghiera delle Monache.
Irascibile, capricciosa e maleducata, questa era la Signora, ma il convento era misericordioso con lei; si sa che le vie del Signore sono infinite come i bonifici del Papi al “beneficiario ricorrente (convento)” e perdonare è segno di carità, quanta ne faceva il “nobiluomo”!
Gertude si era fatta mettere su un’aula di informatica per insegnare alle educande. C’era tutto, anche webcam e Fastweb senza limiti.
Quel pomeriggio stava facendo una ricerca via etere sul turismo.
Www.google.it: cerca: Italia, luoghi visitati spesso. Click, invio. Che succede? “Oh no!luoghi del sesso!”
Pling, pling, pling. Apparvero 100 finestre. “Boh, ricominciamo a lavorare – si disse - Cos’è questa scritta in inglese? Aggiornamento del virus? Accetto? Si!”. Click
Drinn, drinn, drinn. Che è?
“Ciao! C6? Da molto su sexymsn?”
“Che faccio – pensa lei annichilita – chiudo?”
Drin drinn drinn: “Ciao, accendi la web? ;) Tic, tac, Emoticon a forma di cuore che salta su e giù per lo schermo e scoppia!”
Quattro giorni di questo supplizio, ma qualcosa le diceva di non chiudere.
E infine la sventurata rispose: “Salve, mi scusi ma non la conosco, non mi sembra il caso!”
“Ma sono 4 giorni che ti batto!”
“No, veda, io sono una sorella”
“Ah bene ti piace di gruppo, io sono solo ma ho un fratello tra le gambe :P !”
“Senti, cioè senta”
“Dai sciogliti, piccola!”
“… ho delle buone ragioni se non posso parlare con gli sconosciuti”
“Ed io ho una ragione che… se la segui bene, non ti farà parlare!”
Pling: “accetti foto?”
La sorella clicca: Accetta.
“Oh mio Dio!”
“Che ti avevo detto piccola!?!”
“No!? o mio Signore intendevo!”
“J hai capito che sei la mia schiavetta! cominci a ragionare”.
Inutile dire che Gertry stava cedendo alla sua vocazione naturale. E poi, quello scellerato chissà dove stava, che pericolo c’era?
Passarono i giorni e le chattate. Poi scoprì che il Gianpy, stupratore, era agli arresti domiciliari nella cascina confinante, il passo fu breve, lungo l’ardore, e la segreta frequentazione.
Un giorno durante una lite con Suor Fabia, questa si lasciò scappare delle parole, o meglio due “nick” “Gianpy23 e Tuttapatata”.
“Gianpy! Sorella Fabia ha scoperto tutto”
“l’appiattisco sul cofano della Skoda, ci penso io a quella Corona delle vergini” disse lui.
La Fabia sparì, e quando si trovò un passaggio verso il cortile della cascina vicina tutti dissero: “Sarà tornata ad Amsterdam, del resto prima di entrare in convento, tossica lo era!”. Solo Gertrude schivava sempre i discorsi, meno ne parlava e più l’avatar della sorella le compariva dinanzi.
Ah! se il plinto della nuova veranda del Gianpy avesse potuto parlare!
Un anno dopo il fattaccio si rifugiò in convento Lucciola, magrebina, in fuga dalle ire dei maschi di famiglia per un flirt con un giovane culturista bisex ebreo.
Si apre il televoto. Lucciola protetta o Lucciola lucciola?
Perversi! L’avete voluto voi!
La Gertry accolse Lucciola, Gianpy la “coprì”, la Lucciola si illuminò dell’originaria vocazione di Getry e tutti assieme aprirono quella vecchia casa, quella “chiusa”.
Alessandro Manzoni, I Promessi Sposi
Capitolo 10, E la sventurata rispose
Tra l'altre distinzioni e privilegi che le erano stati concessi, per compensarla di non poter esser badessa, c'era anche quello di stare in un quartiere a parte. Quel lato del monastero era contiguo a una casa abitata da un giovine, scellerato di professione, uno de' tanti, che, in que' tempi, e co' loro sgherri, e con l'alleanze d'altri scellerati, potevano, fino a un certo segno, ridersi della forza pubblica e delle leggi. Il nostro manoscritto lo nomina Egidio, senza parlar del casato. Costui, da una sua finestrina che dominava un cortiletto di quel quartiere, avendo veduta Gertrude qualche volta passare o girandolar 1ì, per ozio, allettato anzi che atterrito dai pericoli e dall'empietà dell'impresa, un giorno osò rivolgerle il discorso.
La sventurata rispose.
In que' primi momenti, provò una contentezza, non schietta al certo, ma viva. Nel vòto uggioso dell'animo suo s'era venuta a infondere un'occupazione forte, continua e, direi quasi, una vita potente; ma quella contentezza era simile alla bevanda ristorativa che la crudeltà ingegnosa degli antichi mesceva al condannato, per dargli forza a sostenere i tormenti. Si videro, nello stesso tempo, di gran novità in tutta la sua condotta: divenne, tutt'a un tratto, più regolare, più tranquilla, smesse gli scherni e il brontolìo, si mostrò anzi carezzevole e manierosa, dimodoché le suore si rallegravano a vicenda del cambiamento felice; lontane com'erano dall'immaginarne il vero motivo, e dal comprendere che quella nuova virtù non era altro che ipocrisia aggiunta all'antiche magagne. Quell'apparenza però, quella, per dir così, imbiancatura esteriore, non durò gran tempo, almeno con quella continuità e uguaglianza: ben presto tornarono in campo i soliti dispetti e i soliti capricci, tornarono a farsi sentire l'imprecazioni e gli scherni contro la prigione claustrale, e talvolta espressi in un linguaggio insolito in quel luogo, e anche in quella bocca. Però, ad ognuna di queste scappate veniva dietro un pentimento, una gran cura di farle dimenticare, a forza di moine e buone parole. Le suore sopportavano alla meglio tutti questi alt'e bassi, e gli attribuivano all'indole bisbetica e leggiera della signora.
Per qualche tempo, non parve che nessuna pensasse più in là; ma un giorno che la signora, venuta a parole con una conversa, per non so che pettegolezzo, si lasciò andare a maltrattarla fuor di modo, e non la finiva più, la conversa, dopo aver sofferto, ed essersi morse le labbra un pezzo, scappatale finalmente la pazienza, buttò là una parola, che lei sapeva qualche cosa, e, che, a tempo e luogo, avrebbe parlato. Da quel momento in poi, la signora non ebbe più pace. Non passò però molto tempo, che la conversa fu aspettata in vano, una mattina, a' suoi ufizi consueti: si va a veder nella sua cella, e non si trova: è chiamata ad alta voce; non risponde: cerca di qua, cerca di là, gira e rigira, dalla cima al fondo; non c'è in nessun luogo. E chi sa quali congetture si sarebber fatte, se, appunto nel cercare, non si fosse scoperto una buca nel muro dell'orto; la qual cosa fece pensare a tutte, che fosse sfrattata di là. Si fecero gran ricerche in Monza e ne' contorni, e principalmente a Meda, di dov'era quella conversa; si scrisse in varie parti: non se n'ebbe mai la più piccola notizia. Forse se ne sarebbe potuto saper di più, se, in vece di cercar lontano, si fosse scavato vicino. Dopo molte maraviglie, perché nessuno l'avrebbe creduta capace di ciò, e dopo molti discorsi, si concluse che doveva essere andata lontano, lontano. E perché scappò detto a una suora: - s'è rifugiata in Olanda di sicuro, - si disse subito, e si ritenne per un pezzo, nel monastero e fuori, che si fosse rifugiata in Olanda. Non pare però che la signora fosse di questo parere. Non già che mostrasse di non credere, o combattesse l'opinion comune, con sue ragioni particolari: se ne aveva, certo, ragioni non furono mai così ben dissimulate; né c'era cosa da cui s'astenesse più volentieri che da rimestar quella storia, cosa di cui si curasse meno che di toccare il fondo di quel mistero. Ma quanto meno ne parlava, tanto più ci pensava. Quante volte al giorno l'immagine di quella donna veniva a cacciarsi d'improvviso nella sua mente, e si piantava 1ì, e non voleva moversi! Quante volte avrebbe desiderato di vedersela dinanzi viva e reale, piùttosto che averla sempre fissa nel pensiero, piùttosto che dover trovarsi, giorno e notte, in compagnia di quella forma vana, terribile, impassibile! Quante volte avrebbe voluto sentir davvero la voce di colei, qualunque cosa avesse potuto minacciare, piùttosto che aver sempre nell'intimo dell'orecchio mentale il susurro fantastico di quella stessa voce, e sentirne parole ripetute con una pertinacia, con un'insistenza infaticabile, che nessuna persona vivente non ebbe mai !
Era scorso circa un anno dopo quel fatto, quando Lucia fu presentata alla signora, ed ebbe con lei quel colloquio al quale siam rimasti col racconto. La signora moltiplicava le domande intorno alla persecuzione di don Rodrigo, e entrava in certi particolari, con una intrepidezza, che riuscì e doveva riuscire più che nuova a Lucia, la quale non aveva mai pensato che la curiosità delle monache potesse esercitarsi intorno a simili argomenti. I giudizi poi che quella frammischiava all'interrogazioni, o che lasciava trasparire, non eran meno strani. Pareva quasi che ridesse del gran ribrezzo che Lucia aveva sempre avuto di quel signore, e domandava se era un mostro, da far tanta paura: pareva quasi che avrebbe trovato irragionevole e sciocca la ritrosia della giovine, se non avesse avuto per ragione la preferenza data a Renzo. E su questo pure s'avanzava a domande, che facevano stupire e arrossire l'interrogata. Avvedendosi poi d'aver troppo lasciata correr la lingua dietro agli svagamenti del cervello, cercò di correggere e d'interpretare in meglio quelle sue ciarle; ma non poté fare che a Lucia non ne rimanesse uno stupore dispiacevole, e come un confuso spavento. E appena poté trovarsi sola con la madre, se n'aprì con lei; ma Agnese, come più esperta, sciolse, con poche parole, tutti que' dubbi, e spiegò tutto il mistero. - Non te ne far maraviglia, - disse: - quando avrai conosciuto il mondo quanto me, vedrai che non son cose da farsene maraviglia. I signori, chi più, chi meno, chi per un verso, chi per un altro, han tutti un po' del matto. Convien lasciarli dire, principalmente quando s'ha bisogno di loro; far vista d'ascoltarli sul serio, come se dicessero delle cose giuste. Hai sentito come m'ha dato sulla voce, come se avessi detto qualche gran sproposito? Io non me ne son fatta caso punto. Son tutti così. E con tutto ciò, sia ringraziato il cielo, che pare che questa signora t'abbia preso a ben volere, e voglia proteggerci davvero. Del resto, se camperai, figliuola mia, e se t'accaderà ancora d'aver che fare con de' signori, ne sentirai, ne sentirai, ne sentirai.
Il desiderio d'obbligare il padre guardiano, la compiacenza di proteggere, il pensiero del buon concetto che poteva fruttare la protezione impiegata così santamente, una certa inclinazione per Lucia, e anche un certo sollievo nel far del bene a una creatura innocente, nel soccorrere e consolare oppressi, avevan realmente disposta la signora a prendersi a petto la sorte delle due povere fuggitive. A sua richiesta, e a suo riguardo, furono alloggiate nel quartiere della fattoressa attiguo al chiostro, e trattate come se fossero addette al servizio del monastero. La madre e la figlia si rallegravano insieme d'aver trovato così presto un asilo sicuro e onorato. Avrebber anche avuto molto piacere di rimanervi ignorate da ogni persona; ma la cosa non era facile in un monastero: tanto più che c'era un uomo troppo premuroso d'aver notizie d'una di loro, e nell'animo del quale, alla passione e alla picca di prima s'era aggiunta anche la stizza d'essere stato prevenuto e deluso. E noi, lasciando le donne nel loro ricovero, torneremo al palazzotto di costui, nell'ora in cui stava attendendo l'esito della sua scellerata spedizione.
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