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Un tempo i Krankor erano stati numerosi come le stelle della galassia di Andromeda. Ce n’erano persino su Besidion e Danadra, tutti brava gente, proprio all’opposto di quel che sembrava a vederli, con quei visi così accigliati. Veramente nel Registro della Colonia si chiamavano Tumek, ma questo non significava nulla, poiché da quando le colonie erano state fondate, su Gambril, Besidion, Danadra e anche sulla Terra, li avevano sempre conosciuti come Krankor, di padre in figlio, che avevano sempre avuto delle navi passeggeri interplanetarie e terreni nelle diverse colonie.
Adesso su Gambril, a Nuova Roma, non rimanevano che i Krankor di Azaram, il proprietario della casa sulla collina, e della Providence che era ferma nell’astroporto, vicino all’Atlantis degli Askada e alla flotta di Tanang.
Le burrasche che avevano disperso di qua e di là gli altri Krankor, erano passate senza far danni sulla grande casa e sull’astronave; e Azaram, per spiegare il miracolo, soleva dire, mostrando il pugno chiuso - un pugno che sembrava fatto di acciaio indistruttibile: “Per pilotare un’astronave bisogna che le cinque dita s'aiutino l'una con l'altra”.
Diceva pure: “Gli uomini sono fatti come le dita della mano: il dito grosso deve far da dito grosso, e il dito piccolo da dito piccolo”.
E la famiglia di Azaram era realmente disposta come le dita della mano. Prima veniva lui, il dito grosso, che comandava su tutti; poi suo figlio Keren, o Keren il Gigante, perché era grande e grosso quanto la statua del Governatore che stava all’entrata dell’astroporto; e così grande e grosso com'era filava diritto a ogni ordine, tanto che s'era preso in moglie Kadra quando gli avevano detto «sposatela». Poi veniva Kadra, una donnina che sapeva leggere le mappe stellari e pilotare, ma anche cucinare e far figli come una massaia dei tempi andati; infine i nipoti, in ordine di anzianità: Klag, il maggiore, un ragazzo di vent'anni, che si prendeva tuttora qualche scappellotto dal nonno; Drex, «che aveva più giudizio del grande» secondo il nonno; Akil, soprannominata «Galileo Galilei» perché stava sempre incollata al telescopio; Kunivas, un ragazzino tutto suo nonno; e Mara, né carne né pesce. Alle feste solenni, quando arrivavano al palazzo del Governo l'uno dietro l'altro, sembrava una processione.
Azaram sapeva anche certi motti e proverbi che aveva sentito dagli antichi: «Perché il motto degli antichi mai mentì»: - «Senza pilota l’astronave non cammina» - «Per far da generale bisogna saper far da soldato» - oppure - «Fa il mestiere che sai, che se non arricchisci camperai» e altre sentenze giudiziose.
Ecco perché la sua tenuta e la sua azienda di trasporti interplanetari prosperavano, e Azaram passava per testa quadra, al punto che l’avrebbero anche nominato Vice Governatore di Nuova Roma, se il segretario Toran, che la sapeva lunga, non avesse detto in giro che era un ipocrita, un reazionario di quelli che proteggono i Terrestri, e che cospirava per il ritorno del Governatore in esilio, per spadroneggiare in città, come spadroneggiava in casa propria.
Azaram invece non lo conosceva neanche di vista quel Governatore, e badava agli affari suoi, e soleva dire: «Chi ha carico di casa non può dormire quando vuole» perché «chi comanda ha da dar conto».
Nel dicembre 2463, Klag, il maggiore dei nipoti, era stato chiamato per il servizio militare intergalattico. Azaram allora era corso dai pezzi grossi della colonia, che son quelli che possono aiutarci. Ma il Generale Karman gli aveva risposto che non si poteva far niente, e questo era il frutto di quella rivoluzione che aveva portato alla creazione della Federazione dei Pianeti. Invece il Generale Molar rideva, e gli giurava che con il prossimo cambio di governo, se Gambril si rendeva indipendente, tutti quelli dell’esercito e della Federazione li avrebbero presi a calci nel sedere, e soldati di professione non ce ne sarebbero stati più, perché tutti sarebbero andati in guerra, se serviva.
I Malavoglia, Giovanni Verga
Capitolo 1
Un tempo i Malavoglia erano stati numerosi come i sassi della strada vecchia di Trezza; ce n'erano persino ad Ognina, e ad Aci Castello, tutti buona e brava gente di mare, proprio all'opposto di quel che sembrava dal nomignolo, come dev'essere. Veramente nel libro della parrocchia si chiamavano Toscano, ma questo non voleva dir nulla, poiché da che il mondo era mondo, all'Ognina, a Trezza e ad Aci Castello, li avevano sempre conosciuti per Malavoglia, di padre in figlio, che avevano sempre avuto delle barche sull'acqua, e delle tegole al sole. Adesso a Trezza non rimanevano che i Malavoglia di padron 'Ntoni, quelli della casa del nespolo, e della Provvidenza ch'era ammarrata sul greto, sotto il lavatoio, accanto alla Concetta dello zio Cola, e alla paranza di padron Fortunato Cipolla. Le burrasche che avevano disperso di qua e di là gli altri Malavoglia, erano passate senza far gran danno sulla casa del nespolo e sulla barca ammarrata sotto il lavatoio; e padron 'Ntoni, per spiegare il miracolo, soleva dire, mostrando il pugno chiuso - un pugno che sembrava fatto di legno di noce - Per menare il remo bisogna che le cinque dita s'aiutino l'un l'altro. Diceva pure: - Gli uomini son fatti come le dita della mano: il dito grosso deve far da dito grosso, e il dito piccolo deve far da dito piccolo. E la famigliuola di padron 'Ntoni era realmente disposta come le dita della mano. Prima veniva lui, il dito grosso, che comandava le feste e le quarant'ore; poi suo figlio Bastiano, Bastianazzo, perché era grande e grosso quanto il San Cristoforo che c'era dipinto sotto l'arco della pescheria della città; e così grande e grosso com'era filava diritto alla manovra comandata, e non si sarebbe soffiato il naso se suo padre non gli avesse detto «soffiati il naso» tanto che s'era tolta in moglie la Longa quando gli avevano detto «pigliatela». Poi veniva la Longa, una piccina che badava a tessere, salare le acciughe, e far figliuoli, da buona massaia; infine i nipoti, in ordine di anzianità: 'Ntoni il maggiore, un bighellone di vent'anni, che si buscava tutt'ora qualche scappellotto dal nonno, e qualche pedata più giù per rimettere l'equilibrio, quando lo scappellotto era stato troppo forte; Luca, «che aveva più giudizio del grande» ripeteva il nonno; Mena (Filomena) soprannominata «Sant'Agata» perché stava sempre al telaio, e si suol dire «donna di telaio, gallina di pollaio, e triglia di gennaio»; Alessi (Alessio) un moccioso tutto suo nonno colui!; e Lia (Rosalia) ancora né carne né pesce. - Alla domenica, quando entravano in chiesa, l'uno dietro l'altro, pareva una processione. Padron 'Ntoni sapeva anche certi motti e proverbi che aveva sentito dagli antichi: «Perché il motto degli antichi mai mentì»: - «Senza pilota barca non cammina» - «Per far da papa bisogna saper far da sagrestano» - oppure - «Fa il mestiere che sai, che se non arricchisci camperai» - «Contentati di quel che t'ha fatto tuo padre; se non altro non sarai un birbante» ed altre sentenze giudiziose. Ecco perché la casa del nespolo prosperava, e padron 'Ntoni passava per testa quadra, al punto che a Trezza l'avrebbero fatto consigliere comunale, se don Silvestro, il segretario, il quale la sapeva lunga, non avesse predicato che era un codino marcio, un reazionario di quelli che proteggono i Borboni, e che cospirava pel ritorno di Franceschello, onde poter spadroneggiare nel villaggio, come spadroneggiava in casa propria. Padron 'Ntoni invece non lo conosceva neanche di vista Franceschello, e badava agli affari suoi, e soleva dire: «Chi ha carico di casa non può dormire quando vuole» perché «chi comanda ha da dar conto». Nel dicembre 1863, 'Ntoni, il maggiore dei nipoti, era stato chiamato per la leva di mare. Padron 'Ntoni allora era corso dai pezzi grossi del paese, che son quelli che possono aiutarci. Ma don Giammaria, il vicario, gli avea risposto che gli stava bene, e questo era il frutto di quella rivoluzione di satanasso che avevano fatto collo sciorinare il fazzoletto tricolore dal campanile. Invece don Franco lo speziale si metteva a ridere fra i peli della barbona, e gli giurava fregandosi le mani che se arrivavano a mettere assieme un po' di repubblica, tutti quelli della leva e delle tasse li avrebbero presi a calci nel sedere, ché soldati non ce ne sarebbero stati più, e invece tutti sarebbero andati alla guerra, se bisognava.
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