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Giuseppe Carrieri - Galileo Galilei Stampa

Monologo sui massimi sistemi


Quanta ragione aveva Zio Elio quando mi diceva che un pallone gonfiato come me, prima o poi, avrebbe fatto un brutto botto. Perché a precipitare da una torre, dalla cima di un albero o da un palazzo non ci vuole niente. «Ti ritroverai perso in cielo. E della gente inebetita ti guarderà salire e ti filmerà, scambiandoti magari per un ufo qualsiasi. Ah, l’umanità!» E come dare torto a Zio Elio? Se qualcuno ti molla, non puoi fare a meno di crollare. È esattamente così che comincia la tua ineluttabile caduta dal basso verso l’alto. Sì, avete sentito bene, caduta dal basso verso l’alto. Beh, insomma, possibile che non l’abbiate ancora capito? Io sono un palloncino, mica un corpo grave qualsiasi!

In pratica, per quel che riguarda la nostra categoria di esseri inanimati, noi siamo soggetti a un tipico e anomalo Moto Curvilineo Deforme Palloncineo. Tale moto prevede al suo interno tre differenti gradi di curvilinearità che rappresentano le nostre più comuni manifestazioni esperienziali.

Il moto curvilineo di primo grado è quel moto particolare mediante il quale un palloncino p1, disgustato dall’orrido alito del gonfiatore di turno (g.t.1), sfugge come un forsennato dalla sua tanfosa bocca e inizia a schizzare nell’aere alla ricerca di una boccata d’ossigeno, emettendo un altrettanto orrido suono, simile a una pernacchia o peggio ancora a un superbo peto. Tuttavia, la fuga del palloncino p1 dura poco e questi puntualmente finisce per schiantarsi su termosifoni bollenti o mobili impolverati dove trova triste morte e rapida spazzatura.

Il moto curvilineo di secondo grado prevede, invece, che il nostro p1 sfugga dalle mani di qualche sbadato o narcolettico essere umano, franando secondo un movimento irregolare soggetto alle variabili costanti dell’anticiclone delle Azzorre. Nel momento in cui p1 supera sghembamente la pallosfera (un fragile involucro gassoso che circonda l’aere) la sua caduta si fa sempre più rovinosa e, sfuggendo all’anti-gravità iperuranea, questi raggiunge placidamente il soffitto dell’universo in cui resta intrappolato per rinascere sotto forma di stella. Il moto curvilineo di terzo grado è infine il caso più illogico e fuori da ogni irrefragabile teorema matematico. In questa situazione il nostro p11) che prende a schiaffi la circonferenza F di una porzione d’aere qualsiasi (p.d’a.q.1). In ogni caso, la furia di p1 troverà pace solo nel momento in cui questi incontrerà finalmente una p2 in grado di esaudire le sue tentazioni per poi vivere per sempre, scoppiati e contenti. Come dite? A quale casistica appartengo io? A essere sincero, un po’ mi vergogno a dirlo. La verità è che ho sempre avuto i gusti particolari e, come capita spesso agli innamorati inesperti, sono esploso d’amore per la persona sbagliata. Avrei dovuto seguire i consigli di mio cugino Crystal Ball e scegliere una palloncina più simile a me, e, invece ho finito per innamorarmi … di un cactus. Ora, che ci crediate o no, alla faccia di Zio Elio, mi sono rifatto una vita e con i resti di quello che fu il mio bel corpicino tinta verde pisello sono entrato a far parte della squadra dell’arcobaleno, dove, si sa, hanno sempre bisogno di nuovi colori. Da così lontano la Terra, vi assicuro, riesce ancora a presentarsi come uno spettacolo abbagliante. Ma proprio perché mi trovo quassù, niente appare essere più in movimento: davanti a me si scorge un pianeta immobile, con corpi sospesi, incapaci di volare sia dall’alto verso il basso che dal basso verso l’alto. Non ci sono che ombre di figure che simulano la speranza di una caduta, in quell’attesa un po’ vana che loro chiamano vita. Ah, l’umanità! Eppur si muove.

 

 



Galileo Galilei, Dialogo sopra i massimi sistemi

giorn. 2a, Opere, VII


Per la più gagliarda ragione si produce da tutti quella de i corpi gravi, che cadendo da alto a basso vengono per una linea retta e perpendicolare alla superficie della Terra; argomento stimato irrefragabile, che la Terra stia immobile: perché, quando ella avesse la conversion diurna, una torre dalla sommità della quale si lasciasse cadere un sasso, venendo portata dalla vertigine della Terra, nel tempo che 'l sasso consuma nel suo cadere, scorrerebbe molte centinaia di braccia verso oriente, e per tanto spazio dovrebbe il sasso percuotere in Terra lontano dalla radice della torre. Il quale effetto confermano con un'altra esperienza, cioè col lasciar cadere una palla di piombo dalla cima dell'albero di una nave che stia ferma, notando il segno dove ella batte, che è vicino al piè dell'albero; ma se dal medesimo luogo si lascerà cadere la medesima palla quando la nave cammini, la sua percossa sarà lontana dall'altra per tanto spazio quanto la nave sarà scorsa innanzi nel tempo della caduta del piombo, e questo non per altro se non perché il movimento naturale della palla posta in sua libertà è per linea retta verso 'l centro della Terra. Fortificasi tal argomento con l'esperienza d'un proietto tirato in alto per grandissima distanza, qual sarebbe una palla cacciata da una artiglieria drizzata a perpendicolo sopra l'orizonte, la quale nella salita e nel ritorno consuma tanto tempo, che nel nostro parallelo l'artiglieria e noi insieme saremmo per molte miglia portati dalla Terra verso levante, talché la palla, cadendo, non potrebbe mai tornare appresso al pezzo, ma tanto lontana verso occidente quanto la Terra fosse scorsa avanti. Aggiungono di più la terza e molto efficace esperienza, che è: tirandosi con una colubrina una palla di volata verso levante, e poi un'altra con egual carica ed alla medesima elevazione verso ponente, il tiro verso ponente riuscirebbe estremamente maggiore dell'altro verso levante; imperocchè mentre la palla va verso occidente, e l'artiglieria, portata dalla Terra, verso oriente, la palla verrebbe a percuotere in Terra lontana dall'artiglieria tanto spazio quanto è l'aggregato de' due viaggi, uno fatto da sé verso occidente, e l'altro dal pezzo, portato dalla Terra, verso levante; e per l'opposito, del viaggio fatto dalla palla tirata verso levante bisognerebbe detrarne quello che avesse fatto l'artiglieria seguendola: posto dunque, per esempio, che 'l viaggio della palla per sé stesso fosse cinque miglia, e che la Terra in quel tal parallelo nel tempo della volata della palla scorresse tre miglia, nel tiro di ponente la palla cadrebbe in Terra otto miglia lontana dal pezzo, cioè le sue cinque verso ponente e le tre del pezzo verso levante; ma il tiro d'oriente non riuscirebbe più lungo di due miglia, ché tanto resta detratto dalle cinque del tiro le tre del moto del pezzo verso la medesima parte: ma l'esperienza mostra i tiri essere eguali; adunque l'artiglieria sta immobile, e per conseguenza la Terra ancora. Ma non meno di questi, i tiri altresì verso mezo giorno o verso tramontana confermano la stabilità della Terra: imperocchè mai non si correbbe nel segno che altri avesse tolto di mira, ma sempre sarebbero i tiri costieri verso ponente, per lo scorrere che farebbe il bersaglio, portato dalla Terra, verso levante, mentre la palla è per aria.