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Marco Bianchi - Herman Melville Stampa

In qualche modo, negli ultimi tempi mi accadeva d’usare involontariamente questa espressione, “assolutamente”, in ogni genere di circostanza non esattamente adatta al caso, adoperandola indistintamente per asserire o diniegare. Quali ambiguità morali e servilismo di coscienza non avrebbe egli potuto produrre con tale stupida falsità verbale?

E tremai al pensiero che il contatto con il sacristano avesse già e seriamente intaccato il mio stato mentale.

Tale apprensione non era stata vana nello spronarmi a prendere drastici provvedimenti.

Mentre Nippers, con aria acida e torva, se n’andava, s’appropinquava Turkey con fare placido e deferente.

“Con rispetto vostra eminenza,” disse, “ieri ragionavo sul nostro Bartleby, e pensavo che s’egli soltanto si dedicasse maggiormente alla meditazione, ciò l’aiuterebbe assolutamente a ritrovare la diritta via, e lo porrebbe in grado di ricoprire con miglior profitto le proprie mansioni”.

“Dunque, l’espressione è rimasta attaccata anche alla vostra lingua,” diss’io lievemente eccitato.

“Con rispetto, eminenza, quale espressione?” chiese monsignor Turkey, rispettosamente introducendo la sua mole nel ristretto spazio dietro l’altare, e così facendomi dare di gomito al sacristano. “Quale espressione, eminenza?”

“Chiedo di essere lasciato assolutamente in pace,” disse Bartleby, come offeso per quell’affollamento nel suo privato.

“Ecco l’espressione, Turkey,” dissi, “è quella.”

“Oh, assolutamente? Ah, sì...strano modo di dire. Io non l’uso mai. Assolutamente. Ma, signore, come stavo dicendo...”

“Turkey,” l’interruppi, “vi prego di ritirarvi.”

“Oh, come desiderate, assolutamente.”

Mentr’egli apriva la porta per ritirarsi, il segretario Nippers dalla sacristia mi gettò un’occhiata, e mi chiese se era assolutamente necessario che la predica fosse stampata su fogli bianchi o se anche l’azzurro potesse fare al caso nostro. Aveva pronunciato quelle parole senza la minima intonazione maliziosa.

Dissi a me stesso: debbo senz’altro sbarazzarmi di quest’uomo dalla mente alterata, che in qualche grado ha già sovvertito le nostre lingue, se non i cervelli, a me e ai miei collaboratori. Ma ritenni prudente non procedere al licenziamento sull’istante.

 

 

 

 


Herman Melville, Bartleby lo scrivano


In qualche modo, negli ultimi tempi m’accadeva d’usare involontariamente questa espressione, “aver preferenza”, in ogni genere di circostanza non esattamente adatta al caso. E tremai al pensiero che il contatto con lo scrivano avesse già e seriamente intaccato il mio stato mentale. Quali ulteriori e più profonde abbiezioni non avrebbe egli potuto produrre? Tale apprensione non era stata priva d’efficacia, nel decidermi a drastici provvedimenti.

Mentre Nippers, con aria acida e torva, se n’andava, s’appropinquava Turkey con fare placido e deferente.

“Con rispetto, signore,” disse, “ieri pensavo al nostro Bartleby, e pensavo che s’egli soltanto avesse preferenza a bersi un quarto di buona birra al giorno, ciò l’aiuterebbe a rimettersi in sesto, e lo porrebbe in grado d’aiutarci a controllare le copie.”

“Dunque, l’espressione è rimasta attaccata anche alla vostra lingua,” diss’io lievemente eccitato.

“Con rispetto, signore, quale espressione?” chiese Turkey, rispettosamente introducendo la sua mole nel ristretto spazio dietro al paravento, e così facendomi dare di gomito allo scrivano. “Quale espressione, signore?”

“Avrei preferenza ad essere lasciato in pace,” disse Bartleby, come offeso per quell’affollamento nel suo privato.

“Ecco l’espressione, Turkey,” dissi, “è quella.”

“Oh, aver preferenza? Ah, sì...strano modo di dire. Io non l’uso mai. Ma, signore, come stavo dicendo, s’egli soltanto avesse preferenza...”

“Turkey,” l’interruppi, “vi prego di ritirarvi.”

“Oh, certamente, signore, se avete preferenza.”

Mentr’egli apriva la porta pieghevole per ritirarsi, Nippers dal suo scrittoio mi gettò un’occhiata, e mi chiese se avessi preferenza che un certo documento fosse copiato su carta bianca o azzurra. Aveva pronunciato quelle parole senza la minima intonazione maliziosa.

Era chiaro che se le era ritrovate, senza volerlo, sulla punta della lingua.

Dissi a me stesso: debbo senz’altro sbarazzarmi di quest’uomo dalla mente alterata, che in qualche grado ha già sovvertito le nostre lingue, se non i cervelli, a me e ai miei impiegati. Ma ritenni prudente non procedere al licenziamento sull’istante.