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Da quel giorno in poi Tullio, tutte le sere, uscendo dal centro commerciale al Gratosoglio dove lavorava al banco gastronomia, invece di raggiungere gli amici al bar, prese la via di casa; aspettò con ansia che il buio della sua camera si schiarisse della luce della casa dirimpetto, e stette lì, ad assaporare con morbosità quell’intimità dolce e intrigante, quel conforto di cui altri godevano: il conforto delle parole lette dalla ragazza di fronte al vecchio di cui era la badante.
Per uno come lui, abituato a maneggiare cose ben più terrene, vedere qualcuno reggere un libro tra le mani al posto di un etto di mortadella, aveva qualcosa di prodigioso che lo faceva commuovere fino alle lacrime.
Sì, desiderava per lui quelle stesse cose e avrebbe voluto conoscere quella ragazza.
Non pensò Tullio, a quali strane supposizioni che quel suo starsene al buio, in camera, avrebbe fatto nascere in sua madre.
Lei, del resto, pensò fosse una delle sue solite stranezze da adolescente.
Fu invece Clò, la sorellina, impicciona come tutti fratelli minori, a svelare l’arcano. Quando, spiandolo dal buco della serratura, lo sorprese col naso appiccicato al vetro della finestra , corse dalla mamma ad annunciarle la grande scoperta:
- Tullio è innamorato! Tullio è innamorato!
E di chi?! – le chiese la madre.
Di Alina, la badante del Masci – rispose Clò.
Oh Signur, ci mancava una dell’Est – si mise ad brontolare la madre.
Tullio quella sera non se ne preoccupò.
Dovette cambiare idea, qualche sera dopo, quando, mentre se ne stava a guardare, vide con sorpresa in quella stanza dirimpetto, sua madre e sua sorella scambiare delle parole con il prof.Masci, il quale, pur giacendo a letto, sembrava aver ripreso vigore e interessarsi a quello che gli stavano raccontando.
Ad un certo punto Tullio si ritrasse d’un balzo dalla finestra, turbato, ansante.
Tutti quanti avevano alzato lo sguardo verso la sua finestra, compresa Alina.
Sicuramente quelle due si erano messe a parlare di lui.
E ora? Ora tutto era forse finito. La sera appresso, sapendo che nella camera di fronte c’era lui misteriosamente al buio, avrebbero accostato gli scuri; e così d’ora in poi non avrebbe più goduto
di quella vista.
Ma non fu così.
Infatti il prof. Masci, che era un sensibile conoscitore dei tempestosi stati d’animo dei giovani, prese talmente a cuore la presunta pena d’amore di quel goffo “spione”, che escogitò il modo per aiutarlo. Lo avrebbe invitato ogni sera a seguire le letture di Alina a casa sua, dal vivo. Quello che tralasciò di dire alla madre, fu che Alina leggesse i classici russi nella sua lingua madre. Ma per il vecchio professore, questo non era che un dettaglio.
E così Tullio Buti da quella sera venne catapultato in quella stanzetta che tanfava di medicinali,a sedere di fronte ad Alina, che da vicino, a onor del vero, non era poi tutta questa gnocca. Come se non bastasse, leggeva Tolstoj nella sua lingua madre. Una noia mortale, dato che lui non ci capiva un’ acca.
Naturalmente, non se ne lamentò con nessuno, tanto che la curiosità diventò incontrollabile per tutto il quartiere.
La gente arrivò a chiedere ospitalità nel palazzo di fronte per affollarne le finestre e restare appiccicata ai vetri a spiare di nascosto cosa accadeva nella casa dirimpetto. Ci fu chi, non accontentandosi di una sbirciatina, bivaccò davanti alla porta di casa del professore, nella speranza di essere invitato ad entrare.
E così, la porta del prof si aprì ad un andirivieni di gente sorprendente.
La clientela del vicino centro commerciale si mise a frequentare casa sua, col conseguente crollo delle vendite.
Come per incanto, in quello strano inverno, perfino le TV al Gratosoglio rimasero spente e il Grande Fratello registrò lo share di ascolti più basso degli ultimi anni.
Forse perché fu casa Masci ad ospitare il reality più cool dell’anno o forse perché qualcuno aveva trovato finalmente di meglio fare.
Il lume dell’altra casa: l’accendiamo?!
Luigi Pirandello, Il lume dell’altra casa
Da quel giorno in poi, tutte le sere, uscendo dall’ufficio, invece d’avviarsi per le sue solite passeggiate solitarie, prese la via di casa; aspettò ogni sera che il bujo della sua cameretta s’inalbasse soavemente del lume dell’altra casa, e stette lì, dietro ai vetri, come un mendico, ad assaporare con infinita angoscia quell’intimità dolce e cara, quel conforto familiare, di cui gli altri godevano, di cui anch’egli, bambino, in qualche rara sera di calma aveva goduto, quando la mamma…la mamma sua…come quella…
E piangeva. Sì. Questo prodigio operò il lume dell’altra casa. La tetraggine attonita, in cui lo spirito di lui era rimasto per tanti anni sospeso, si sciolse a quel blando chiarore.
Non pensò, intanto, Tullio Buti, a tutte le strane supposizioni che quel suo starsene al bujo doveva far nascere padrona di casa e nella figliola.
Due altre volte Clotildina gli aveva profferto il lume, invano. Avesse almeno acceso la candela! Ma no, neppure. Che si sentisse male? Aveva osato domandarglielo, Clotildina con tenera voce, dall’uscio la seconda volta che era accorsa col lume. Egli le aveva risposto:
-No; sto bene così.
Alla fine…ma sì, santo Dio, scusabilissima! Aveva spiato dal buco della serratura, Clotildina e, con meraviglia, veduto anche lei nella cameretta dell’inquilino il chiarore diffuso dal lume dell’altra casa: della casa dei Masci appunto; e veduto lui, lui ritto dietro ai vetri della finestra, intento a guardare lì, nella casa dei Masci.
Clotildina era corsa, tutta sossopra, ad annunziare alla mamma la grande scoperta:
-Innamorato di Margherita! Di Margherita Masci! Innamorato!
Qualche sera dopo, Tullio Buti, mentre se ne stava a guardare, vide con sorpresa in quella stanza dirimpetto, ove la famigliola al solito – ma senza babbo, quella sera – se ne stava a cenare, vide entrare la signora Nini sua padrona di casa e la figliola, accolte come amiche di antica data.
Ad un certo punti, Tullio Buti, si ritrasse d’un balzo dalla finestra, turbato e ansante.
La mammina e i tre piccini avevano alzato gli occhi verso la sua finestra. Senza dubbio, quelle due si erano messe a parlare di lui.
E ora? Ora forse tutto era finito! La sera appresso, quella mammina, o il marito, sapendo che nella cameretta di contro c’era lui così misteriosamente al bujo, avrebbero accostato gli scuri; e così d’ora in poi non gli sarebbe venuto più quel lume di cui viveva, quel lume ch’era il suo godimento innocente e il suo unico conforto.
Ma non fu così.
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