Se lo nomini non esiste più, che cos’è?
Il silenzio.

Ecco perché non occorre dire nulla, per godere di questa condizione basta presentarsi all’Isola del Silenzio. Mentre per assicurarsi l’ingresso è meglio dotarsi di apposito lasciapassare: una «banconota» da 10 minuti di silenzio. Di queste banconote saranno stampati 30 mila pezzi, azzurre e turchesi su carta Fabriano filigranata, e distribuite alle librerie di Torino e tra gli stand durante i giorni del Salone del Libro. Ed è proprio al Salone — luogo caotico, rumoroso e pieno di parole per definizione — che si trova l’oasi dove «spendere» il proprio tempo in silenzio.
L’Isola — progetto di Letteratura Rinnovabile, da un’idea di Marco Zapparoli, fondatore di Marcos y Marcos — ha una superfice di 42 metri quadrati e la forma di un parallelepipedo con ingresso a conchiglia. «Un luogo dove ascoltare il silenzio», lo definisce l’architetto Alessio Battistella che lo ha realizzato. Ad assicurare lo stacco dal mondo esterno è una struttura in legno di abete con materiale isolante e fonoassorbente. Feritoie verticali permettono da dentro, dove la luce è più soft, di vedere fuori e viceversa. Sulla pavimentazione e alle pareti si trovano spunti per predisporsi al silent mood . Per terra sono scritte a grandi caratteri parole evocative: dodici quelle scelte, tra le quali ascolto , cima , me , ombra … I visitatori uscendo possono aggiungerne di proprie.
«Per me, silenzio significa: musica, fioritura, pienezza, acqua di sorgente, bolle, assorbimento, libertà e pace» dice a “la Lettura” Suzy Lee, pluripremiata autrice coreana di silent book presente a Torino con il suo nuovo libro Linee (Corraini). Proprio i silent book , volumi senza parole selezionati da Ibby Italia e Laboratorio d’arte del Palazzo delle Esposizioni, sono quelli che i «cercatori di silenzio» trovano alle pareti, da guardare, sfogliare, «leggere». «È un po’ strano — aggiunge Lee, autrice della «trilogia del limite» L’Onda , Mirror e Ombra , tutti senza parole — chiamare un libro senza parole “libro silenzioso”: se non ci sono parole da leggere ad alta voce, i lettori possono sentire suoni che di solito in un libro vengono ignorati. Poiché non esiste un testo, si possono esplorare le infinite possibilità di storie che nascono in maniera estemporanea». L’autrice sintetizza così l’essenza dei «libri silenziosi»: «Non dico niente ma tu capisci la mia sensazione. Non dici niente ma so di cosa vuoi davvero parlare».
Il segreto è un’intesa profonda. Che è poi quella che accumuna gli occasionali e temporanei «abitanti» dell’Isola del Silenzio. L’accesso rispetta un rituale: i Maestri del Tempo, studenti del progetto TorinoReteLibri, regolano l’afflusso allo spazio; massimo 15 persone in contemporanea, per massimo 10 minuti; la fine del turno è un rintocco di campana tibetana. All’interno le regole sono poche e di buonsenso: smartphone, tablet e apparecchi tecnologici in modalità silenziosa; libertà di muoversi o di sedersi: le sedute sono sobrie, comode ma non troppo. Spiega Zapparoli: «L’idea è di una consapevolezza del proprio essere lì, non di un relax distratto».
Bisogno fisico per alcuni, condizione dello spirito per altri, il silenzio è — per molti — un fenomeno con un forte appeal culturale, qualcosa di cui sapere di più. Lo dimostra il successo in libreria del volume Il silenzio. Uno spazio dell’anima del viaggiatore norvegese Erling Kagge (Einaudi Stile libero). Un interesse che talvolta può sfociare nell’esperienza diretta: che si tratti della camera anecoica del dipartimento di ingegneria dell’Università di Ferrara, tra le più grandi d’Europa, dove i visitatori fanno la fila per entrare e provare una condizione, scientificamente, molto simile al silenzio assoluto. O come ora può accadere, in chiave più letteraria, a chi approda sull’Isola del Silenzio.
«Dopo il Salone la struttura resta alla città di Torino — conclude Zapparoli — ma è concreto il proposito di portarla a Milano per la nuova edizione di BookCity».
Redazione Il Paese
Questo articolo è apparso per la prima volta su Ilpaesemondo.blogspot.it.
Condividi: