Fabiana Polese Stampa

DJ CASA NOVA da: UNA MUSICA DA BRIVIDO

Mangiammo tutti con appetito, ma con un po’ di ansia, dopo la mattinata di seminario. Poi le ragazze della reception ci invitarono a rientrare in sala, richiudendo dietro di noi le grandi porte di vetro. Ci accomodammo quasi al buio perché lo schermo e le luci erano incomprensibilmente spente il che rendeva più difficile la ripresa postprandiale.

Eravamo seduti da appena cinque minuti e ascoltavamo una famosa canzone, quando il DJ urla che quella è la SUA canzone, che è un plagio. Contemporaneamente veniamo “abbracciati” da una musica simile alla precedente, ma più dura e sgradevole. Alcuni si serrano platealmente le orecchie, in gesto di rifiuto; il DJ si dibatte (forse danza). Il volume della musica aumenta, e in molti ci alziamo, ma il DJ da sotto la consolle estrae un’arma automatica e così, per la paura, siamo costretti e rimetterci seduti ai nostri posti. Il DJ grida, ci minaccia, bestemmia, agita l’arma a tutto spiano. Uno degli organizzatori cerca di parlargli, la voce rotta dalla paura. È il panico. Finalmente il DJ spegne la musica e s’incammina tra le sedie, mentre con il calcio dell’arma comincia a menare colpi a destra e a sinistra. Una donna incinta piange: il DJ la colpisce con la mano, lei caccia un urlo e sviene: “Questa è sistemata, ora a chi tocca?”

Così torna la calma, l’organizzatore, colpito da un violento colpo con l’arma, non implora più, forse è morto.

I giovani hanno smesso di sussurrare, le donne, temendo l’ira del DJ, non piangono più. Restammo tranquilli per il resto del pomeriggio.