Giulia Di Gregorio Stampa

Mangiarono tutti di buon appetito, poi le zie prepararono due grandi letti per gli uomini e tutti ci coricammo al buio. La corrente era saltata come ogni sera. Eravamo sdraiati da cinque minuti, i più piccoli addormentanti accanto a me, quando si sentì urlare il frate. Sembrava divertito e irritato insieme. Si sentì rumore di lotta. Il nostro bastardino mi sfuggì e corse verso la confusione.

Grida, colpi di tosse, tonfi e lamenti svegliano i bambini.

Cerchiamo nel buio le cassepanche addossate ai muri della stanza, tutti ci entrano e le chiudono come nel nostro gioco preferito. Io non ci sto più: sono cresciuta.

Mia madre lancia un urlo: «Ahi, mio Dio!» Anche il frate dice qualcosa. Torna la calma. Perché il cane non abbaia più? devo trovare mia madre, capire perché ha urlato.

Seguo la voce del frate. Quando tutto torna tranquillo, il frate mi tiene ferma sotto il suo peso, una mano sulla mia bocca. Sento il corpo peloso del cane accanto a me, freddo e immobile.