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Bendinelli, Calleri, Ferri, Noviello |
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Mentre mangio, mi accorgo di non sapere perché sono qui: non so dove sono, non so chi siano le persone che ho intorno. Un’ angoscia opprimente, nera come la luce che non entra dalle finestre, mi assale.
Devo andarmene. Nella stanza, con me, c’è un monaco strabico che mangia con voracità: ci sono poi, alcune donne sfregiate da un ghigno incomprensibile. Mi fissano.
Due di loro mi portano in quella che sembra una camera da letto, illuminata da un unico mozzicone di candela.
Una forza, di qualche genere, mi paralizza costringendomi ad assecondare i gesti delle donne mute e ghignanti.
Mi sdraio. La candela si spegne. Sento un grido impastato: il monaco. A questo punto, sembra che un inferno si scateni oltre la mia stanza. Un cane comincia ad abbaiare, un vecchio tossisce da qualche parte di una tosse roca e stentata, colpi sordi, vetri che si infrangono, gli abbai si spengono in un unico straziante latrato. Ho paura, una paura subdola e strisciante. Sono prigioniero, con la mia volontà. Chiudo gli occhi, nella speranza che sia tutto un incubo. È il cigolio della porta che si apre a richiamarmi alla realtà. Improvvisamente posso muovermi, mi alzo, sono in piedi. Ma è troppo tardi. |