Deborah Pirrera Stampa

Il buio avvolgeva ogni cosa.

Anche l’ultimo mozzicone di candela si era consumato, ora.

La tristezza di quell’abituro si fece più triste; potevi sentirne l’anima, nera, come il nero che mi piombò addosso: pesante e improvviso.

Il letto di paglia che le donne ci avevano preparato non riusciva quasi più a contenere la mia ansia, la sentivo crescermi dentro, montare, come i resti della cena che avevamo da poco consumato: era il presagio di qualcosa di terribile che stava per accadere, ne ero certo.

Avevo solo la mia tonaca a proteggermi.

All’improvviso avvertii una presenza al mio fianco: donna...bestia, o forse demonio?

Presi a divincolarmi, ma quella mi bloccava sino a togliermi l’aria; urlai, nel tentativo di difendermi: qualsiasi cosa fosse la sua forza non aveva nulla di terreno.

Stavo per perdere i sensi, allora bestemmiai quel Dio che non mi aveva voluto risparmiare una fine così orrenda ma le parole non si fecero suono; udii un cane abbaiare, invece, e poi solo le urla e i lamenti disumani di un uomo, o di quel che ne restava, divorato da un cane.

Allora afferrai il bastone, mi liberai con tutta la mia forza dalla stretta del demonio e cominciai a menare colpi nell’aria, a dritta e a manca. Molti, nel buio, andarono a vuoto: pensai fosse la mia fine quando, urla confuse di uomini e donne e il mugolare di una cane, mi riportarono alla pace: una pace che non avevo più osato sperare.