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Cenammo con buon appetito, poi i guardiani ci invitarono a raggiungere la camera di riposo. Era buio: anche l’ultimo neon della stazione spaziale era stato spento.
Eravamo stesi sulle griglie iperbariche da appena cinque minuti, quando il capitano mi grida che un ALIEN è sdraiato accanto a lui. L’altro è vicino a me, ora sento il suo odore acido e l’abbraccio gelido dei suoi artigli.
Cerco d’allontanarlo, odo il capitano dibattersi; provo ad alzarmi ma l’ALIEN, come un cane rabbioso mi salta alla gola paralizzandomi per la paura; il capitano grida e bestemmia, si divincola e viene verso di me. Dietro lui sento l’ALIEN inseguirlo e non so come, protetta dal pesante mantello, trae una spada laser che, accendendo il buio, sguaina cominciando a fendere l’aria a destra e a sinistra.
Uno dei due ALIEN lancia un grido di morte, acuto. Il capitano urla di scansarmi e con un’altra sciabolata colpisce l’ALIEN al mio fianco. Così tornò la calma.
Le stelle, fuori, dormivano e gli altri ALIEN, temendo la spada del capitano, si tennero lontani.
Rimanemmo traquilli per il resto della notte. |