Paola Tudino Stampa

Mangiammo tutti di buon appetito, mentre fuori un gran temporale squarciava il cielo, e la terra faceva tremare. “Piove!” disse Stefano. “Su le soglie del bosco non odo parole che dici umane” risposi. “Piove!” disse Stefano. “Governo ladro” risposi. E mentre continuavamo così le donne ci prepararono due grandi letti di palo in frasca e ci coricammo al buio. “Spegni quell’ultimo mozzicone di sigaretta esistente” dissi “No, spegnilo tu” rispose Stefano. “No, tu” ribattei io. E lui insistente “No, tu”. Finché si spense da solo, in quel triste abituro, tutto si spense, anche le nostre voci. Eravamo in stasi, senza maglia da appena cinque minuti quando il fante mi grida che una donna è andata a sdraiarsi accanto a lui, e contemporaneamente sento l’altra che mi abbraccia. “Chi è costei che vien?” domando io, “Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole e più non dimandare” rispose Stefano. “È proprio un fante” pensai “o forse un Dante” ripensai. In ogni caso l’abbraccio non mi dispiaceva poi tanto così non dissi nulla e non la respinsi neanche.

Foss’anche che oltre l’abbraccio sentii una lama di ghiaccio, “un coltello” pensai. Non sapevo che fare con una lama puntata nel fianco, la mia spudorata insiste. Faccio per alzarmi ma il cane mi azzanna la gola, la donna mi squarcia la pancia. Stefano grida ma non vede cosa succede tutto è buio. Si sentono solo le urla e il cane che abbaia a tutto spiano sopra il divano. Il vecchio tossisce come un cavallo. È un vero pandemonio anzi no, un pinzimonio. Ad un tratto un lampo attraversa la stanza e illumina tutto. La scena è raccapricciante: Stefano abbracciato ad una megera, un cane con tre teste che abbaia, un cavallo che tossiva e di fronte a me un’altra megera con un coltello sanguinante e io con la gola e le budella di fuori.

Finalmente Stefano tornò in sé e si avventa sulla megera che uccide a mani nude, affronta il cane con tre teste anche questo prima a mani nude poi a bastonate su ogni testa e gliele spacca. All’atra donna strappa il coltello e squarcia la pancia anche a lei.

Così tornò il silenzio e la calma: il cane spaccate le teste non abbaiava più, il cavallo era fuggito nella notte i bambini dormivano, io ormai quasi completamente dissanguato giacevo a terra privo di sensi e le donne, bhe le donne...

L’ho sempre detto io: donne e buoi dei paesi tuoi.