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MEMORIE SPORCHE DI LORO MEDESIMI
Divorarono tutti i resti con appetito insaziabile, poi i gemelli gettarono a terra due materassi guasti e lì si coricarono al buio, perché l’unica pila rimasta in quel rifugio interrato, si era scaricata. La madre si era appena accucciata nel fango,
quando il figlio urlò che uno scarafaggio gli era salito sul piede e che contemporaneamente sentiva un ratto. La madre l’abbracciò, il figlio le si strinse al fianco; il ratto insisteva, il figlio fece allora per alzarsi, ma uno dei gemelli gli saltò alla gola e, per la paura, fu costretto a rimettersi buono buono nell’angolo. L’altro gridò, bestemmiò si agitò nel letto, mentre il fratello minacciava madre e figlio. E il ratto squittiva come un soprano; fu un inferno. Improvvisamente, il gemello appesantito dalle armi, si sottrasse all’esecuzione dei due e affrontò il ratto. Riuscì così ad afferrare il bastone e cominciò a dar colpi a caso. La madre cacciò un urlo: “Ahi, bastardo!” e il gemello rispose: “Questa è sistemata”. Tornò la calma: il ratto, senza dubbio colpito da una bastonata, non squittiva più; il figlio, non parlava più; ripresero a dormire; l’altro gemello ora sveglio, temendo altre noie, tolse un coltello avvicinandosi prudentemente ai due. Rimasero zitti per il loro ultimo secondo vivo della notte. |