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Quella dio di notte torno a casa tardi e trovo la porta aperta. Vedi un po’ alla madonna. Dico Vabbé se la saranno scordata. Entro pure tranquillo, lo giuro. Solo che è tutto, tutto buio. Ma non è neanche il buio: è che secondo me ci sta qualcuno in camera.
Non è che sento voci, ma si sente proprio na specie di presenza. Che io di sensi ce n’ho 55. Manco dieci secondi e veramente ci sta la vocina. “Ave Maria piena di grazia”. Che? “Il Signore è con te”. Che? “E benedetta e benedetta e benedetta”. Vedi alla madonna. Scatto, che mi vien voglia di urlare, bestemmiare, ma non mi viene, che c’ho proprio il blocco. M’avvicino alla camera e tiro na spintarella alla porta, pé capì se me lo sto a sognà. Roba da pazzi. Ci sta uno sul letto, uno sul letto! Sta incappucciato, co ‘na tonaca nera. Sembra la morte travestita da frate cappuccino. Mo piglio e me ne scappo, penso, ma poi dico che devo difendere la casa coi denti. Aspetto là colla porta socchiusa e – vedi alla madonna, alla madonna! – esce ‘na suora, ‘na suora! Pure questa incappucciata, manco c’avesse il passamontagna. Questa piglia e salta addosso al prete co’ na foia che si vede che so gente di chiesa, quello si strofina, vedi a san Procopio, a casa mia! Non lo volevo fa’, lo giuro. Ma l’istinto è istinto. Entro e faccio un zombo addosso a loro, loro si cacano sotto, inizio a morde qua e là, piglio le palle di lui e dico Mo gliele stacco, gliele stacco! Mi tira un pugno mentre lei scappa, io mi rompo le palle e dico Mo con un morso secco gliele stacco, gliele stacco! Già m’immagino il sangue nella bocca. Buono, buono, buono. Mentre sto per staccargliele lui allucca “Willy, Willly!”. Mi conosce. Mi fermo; si toglie la tonaca. È Mario. Urla: ‘sto cane di merda, ‘sto cane di merda. E pure tu, Benedetta, co’ sta fissa del famolo strano. Piango tutta la notte per farmi perdonare. Ululo alla luna per pregare. Ma niente da fare. Ora sono in un canile. E oggi sono stato castrato. |