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Le cover del gruppo PAURA
BookJockey Day 2009
28 novembre - Triennale di Milano
Il testo di partenza
GIACOMO CASANOVA
Memorie scritte da lui medesimo
Mangiammo tutti di buon appetito, poi le donne ci prepararono due grandi letti di paglia fresca e ci coricammo al buio, perché l'unico mozzicone di candela esistente in quel triste abituro si era spento. Eravamo stesi sulla paglia da appena cinque minuti quando il frate mi grida che una femmina è andata a sdraiarsi accanto a lui, e contemporaneamente sento l'altra che mi abbraccia. Io la respingo, il monaco si dibatte; la mia spudorata insiste, faccio per alzarmi, ma il cane mi salta alla gola e per la paura sono costretto a rimettermi buono buono sulla paglia; il frate grida, bestemmia, si divincola, il cane abbaia a tutto spiano, il vecchio tossisce come un cavallo; è un vero pandemonio. Finalmente Stefano, protetto dalla pesante tonaca, si sottrae alle carezze della sua megera, affronta il cane, riesce ad agguantare il bastone e comincia a menare colpi a dritta e a manca. Una delle due donne caccia un urlo: «Ahi, Dio mio!» Il frate risponde: «Questa è sistemata». Così tornò la calma: il cane, senza dubbio colpito da una bastonata, non abbaiava più; il vecchio, che forse Stefano aveva spacciato, non tossiva più; i bambini dormivano; e le donne, temendo le cortesie del frate, si tenevano prudentemente alla larga. Rimanemmo tranquilli per il resto della notte.
Ed ecco le cover "lampo" elaborate il 28 novembre a cura dei riscrittori del gruppo Paura
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Valeria Addezio |
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Un vecchio, un giovane e un frate di bell’aspetto.
I letti in cui si coricano li ho preparati pensando a questa notte, la stanza è triste ma la paglia è fresca. Ho scelto il mozzicone di candela più corto e dopo qualche minuto è buio.
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Marco Amerighi |
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Non rispondeva da due minuti, uno e mezzo và. L’ ho chiamata, Caterina? Caterina? perché si chiama Caterina e... se è successo qualcosa io, guardi, giuro che...
Sì, allora ho detto altri due minuti e chiamo la polizia...
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Bendinelli, Calleri, Ferri, Noviello |
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Mentre mangio, mi accorgo di non sapere perché sono qui: non so dove sono, non so chi siano le persone che ho intorno. Un’ angoscia opprimente, nera come la luce che non entra dalle finestre, mi assale.
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Tina Bianco |
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Giunse Appetito - affamato - e ci saziò. Tutti.
Soffio di vento si presentò, di soppiatto, e uccise - senza pietà - Candela e il suo ultimo mozzicone.
AHHH! Grido si impadronì di Frate e della sua ugola un po’ roca. Improvviso!
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Michela Bordignon |
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Io, in quel posto là con quel prete là non so mica come ci ero finito, che nella mia carriera politica di serate gnanà ne avevo fatte tante ma con un prete mai. E le lucette strobo mi stavano strobizzando tanto, io alle lucette strobo non ci ero abituato il processo di strobizzazione se gira male
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Mariangela Calatroni |
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Mangiammo tutti di buon appetito in tranquilla atmosfera, un manciata di moscerini lessati a puntino, poi le effimere ci prepararono due grandi nidi di foglie e terra smossa e ci coricammo al buio, perché l’unica lucciola esistente in quel triste abituro era anch’essa imprudentemente finita nelle nostre fauci.
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Caterina Caravaggi |
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L’ispettore Walker entrò nel camerone sotterraneo del cascinale, dove tutto era successo. I tecnici della scientifica erano stati attenti a non spostare niente, solo avevano acceso le luci, per cui la scena gli si presentò in tutta la sua brutalità.
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Ilaria Ciavattini |
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Finite anche le ultime due scatole di carne, Giacomo e il frate si andarono a sdraiare su due reti all’angolo del dormitorio vuoto.
La luce era saltata da giorni e l’unico mozzicone di candela rimasto in quella stanza si era spento.
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Giulia Di Gregorio |
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Mangiarono tutti di buon appetito, poi le zie prepararono due grandi letti per gli uomini e tutti ci coricammo al buio. La corrente era saltata come ogni sera. Eravamo sdraiati da cinque minuti, i più piccoli addormentanti accanto a me, quando si sentì urlare il frate.
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Sonia Di Tommaso |
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La cena ci saziò e con le pance piene ci recammo verso la stalla dove i nostri letti di fieno ci aspettavano, con noi due turiste, che, avendo perso la strada, erano state invitate dal fattore a passare qui la notte.
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Marcella Fadda |
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Quella sera avevamo mangiato con appetito e ci coricammo su due grandi pagliericci, al buio, ché la candela era finita.
Ero steso da poco sulla paglia quando improvvisamente una mano ghiacciata mi tocca la pancia. Mano gelata come la paura che mi aggredì in quel momento.
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Monica Galanti |
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La paglia non è più asciutta. Si sta bagnando. Io lo so perché e come si sta bagnando, è la paglia su cui sono stesa. Non sono comoda, dovrei dire che sono riversa. Cambia qualcosa?
Dicono che gli animali non vedono i colori. Dicono che vediamo grigio e magari solo ispessimenti (più grigio) o diluizioni (meno grigio) del tono.
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Andrea Gentile |
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Quella dio di notte torno a casa tardi e trovo la porta aperta. Vedi un po’ alla madonna. Dico Vabbé se la saranno scordata. Entro pure tranquillo, lo giuro. Solo che è tutto, tutto buio. Ma non è neanche il buio: è che secondo me ci sta qualcuno in camera.
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Marco Manicardi |
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Mangiammo come maiali, io, Gianni detto “Il Frate” e Andrea “il vecchio”.
Le femmine preparavano la roba sul tavolino, acciaccate sui due grandi divani color paglia. Ci coricammo con loro, quasi al buio, ché l’unica lampadina dell’abituro s’era fulminata.
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Pagani, Sangiorgi |
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Anche questa lunga giornata di cammino era finita, ormai le luci erano spente. Io stavo lì, steso nel letto pensando ripetutamente alle immagini felici vissute quest’oggi.
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Deborah Pirrera |
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Il buio avvolgeva ogni cosa.
Anche l’ultimo mozzicone di candela si era consumato, ora.
La tristezza di quell’abituro si fece più triste; potevi sentirne l’anima, nera, come il nero che mi piombò addosso: pesante e improvviso.
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Fabiana Polese |
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DJ CASA NOVA da: UNA MUSICA DA BRIVIDO
Mangiammo tutti con appetito, ma con un po’ di ansia, dopo la mattinata di seminario. Poi le ragazze della reception ci invitarono a rientrare in sala, richiudendo dietro di noi le grandi porte di vetro.
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Paola Tudino |
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Mangiammo tutti di buon appetito, mentre fuori un gran temporale squarciava il cielo, e la terra faceva tremare. “Piove!” disse Stefano. “Su le soglie del bosco non odo parole che dici umane” risposi. “Piove!” disse Stefano.
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Luigi Tuveri |
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Cenammo con buon appetito, poi i guardiani ci invitarono a raggiungere la camera di riposo. Era buio: anche l’ultimo neon della stazione spaziale era stato spento.
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Giulia Valsecchi |
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MEMORIE SPORCHE DI LORO MEDESIMI
Divorarono tutti i resti con appetito insaziabile, poi i gemelli gettarono a terra due materassi guasti e lì si coricarono al buio, perché l’unica pila rimasta in quel rifugio interrato, si era scaricata. La madre si era appena accucciata nel fango,
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Maria Zizza |
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Prima di portarci nella nostra stanza l’oste ci offrì del vino mentre la donna ci preparava un letto. Quando ci coricammo era buio perché l’unico mozzicone di candela esistente in quel triste abituro si era spento e anche se c’era la luna, la sua luce era oscurata dalle nuvole che regalavano acqua da diverse ore.
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