La vecchia Polly, detta “Doga Spezzata”, la poltrona sfondata che da anni se ne stava piazzata davanti al camino, proprio di fianco all’Attizzatoio, fu lei che Joe Divano amò quando le misero una fodera nuova per il ricevimento di Capodanno.
Come accadde? Era sempre stata lì, accanto al suo bracciolo.
Quella sera però la vide in un’altra luce: i motivi fiorati del tessuto cha la rivestiva - non eccessivamente pacchiani né eccessivamente smorti - si accordavano alla perfezione con le geometrie di Tappeto e le sue zampette di legno, tirate a lucido per l’occasione, facevano capolino tra le frange, quasi civettuole, che sfioravano il pavimento. Divano vide i suoi braccioli tondi, il cuscino ben sprimacciato, e un incanto rapì il suo cuore, ben più intenso di quello che aveva provato talvolta nell’ammirare le acrobazie di Aspirapolvere per non rimanere incastrato sotto Tavolino Da Té la domenica mattina.
Quella notte, quando il ricevimento finì e gli ospiti se ne furono andati, Divano vedeva ancora nella penombra della sala, appena illuminata dalle braci del camino, la sagoma tozza di Polly, con quel suo fiero schienale reclinabile.
Non poteva addormentarsi ricordando gli ospiti che per tutta la serata le si erano seduti tra i braccioli, ridendo e bevendo; tentava di immaginare come sarebbe stato potersi avvicinare a lei con un calice di champagne e, delicatamente, sfiorarle il poggiatesta; e ogni volta rabbrividiva.
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