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Era lei? Poteva essere lei quella creatura fatata che mille volte aveva incontrato nel bosco invisibile, persa in un gioco infantile con la luce sottile e le foglie e l’odore della pioggia e che mai aveva catturato il suo sguardo? Il cuore sembrava un tamburo africano suonato da mani inesperte.
Come poteva essere stato così cieco? Impossibile non accorgersi dell’incanto lunare che albergava negli occhi di lei trasformandoli in profili e a cui issare pensieri di eterno. Come non avere amato subito quei capelli spettinati, di strega ribelle, quasi riccioli che chiamavano come sirene le mani a perdercisi dentro dimenticando i contorni?
Tonio vagava smarrito fra gli alberi che si aprivano obbedienti al suo passaggio. Un mago incantato, prigioniero di immagini che scoppiavano sottopelle lasciandolo, respiro affannato, sguardo inquieto, pensieri affollati, con desideri di sfida da esplodere per ritrovarsi.
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