Maria Valentina Principi Stampa

Mille volte aveva ammirato la sua compostezza, la sua maestosa, ma umile grandezza nel sovrastare l’alta fontana gotica che era diventata il simbolo della città di Lyn.

Quella sera però Tröger non si limitò ad ammirarla, ma sentì il bisogno di guardarla.

Aveva immerso una mano nella fontana per raccogliere i preziosi sassolini che i cittadini lanciavano in essa, voltandole le spalle per guadagnarsi un po’ di fortuna: era la prima volta che osava rubare; i soldi che mamma gli aveva dato non gli erano bastati quella settimana perché aveva voluto fare un piccolo regalo a Ièlen.

Quando afferrò il primo sassolino trattenne un grido; una forza gli aveva afferrato con veemenza la mano. Lasciò ciò che voleva rubare, estrasse la mano dall’acqua e cominciò a volare.

Saliva, saliva trascinato da aliti di un vento che solo lui poteva sentire e infine si trovò dinanzi a lei. La statua riviveva ora di nuova vita e i suoi tratti emergevano dal freddo calore del bronzo. Gli disse solo: ”Tröger”, ma lo fece così soavemente che quel nome, il suo, che tante altre volte aveva udito assunse una tonalità nuova, tutt’altro colore, tutt’altro sapore.

La sonorità calda della sua voce spostò la sua attenzione sui tratti angelici del viso: una treccia bionda e folta s’appisolava sulla sua spalla; gli occhi grandi e dello stesso colore dell’acqua della fontana le incorniciavano un naso sottile, reso grazioso da qualche lentiggine causata dal sole dei mezzogiorni d’aprile.

Tröger capì che non era amore quello che provava per la piccola Ièlen e sentì l’urgenza di abbracciarla. Ella ricambiò il suo abbraccio e Tröger s’accostò a lei fino a poterne assaporare il suo profumo di gigli bianchi. Avvertì che c’era, a stringerlo, una forza voluttuosa e mortale, non molto dissimile a quella che gli aveva stretto la mano, mentre cercava di rubare dalla fontana di Lyn.

Fu così che s’addormentò, ma non fu per una, o due ore, ma fu per sempre. Il piacevole abbraccio d’amore e morte era eppena approdato in quella città che da quel giorno ebbe due statue invece di una a sovrastare l’alta fontana gotica della città, testimone di un amore sconosciuto, mai consumato, alto e dolce come una parola appena sussurrata ad uno sconosciuto di cui ci siamo perdutamente innamorati.