Claudia Porta Stampa

La fata Inge, Ingeborg Holm, figlia del mago Holm, abitava su un albero in una piazza di periferia, dove si ergeva una vecchia fontana dall’acqua torbida, fu lei che Tonio Kroger amò quando era solo un giovane Troll.

Come diavolo accadde? L’aveva vista volare mille volte. Una sera però la vide sotto un certo palo della luce: vide come fumando con un’amica, piegava le ali da un lato cantando con una certa voce roca, come in un certo modo si grattava le orecchie - delle orecchie piuttosto appuntite da cui pendevano delle graziose campanelle - facendo scivolare via dal corpo la veste di petali, vide come spogliandosi in un certo modo accentuava la bellezza del suo esile corpo azzurrino non indifferente allo sguardo altrui, e una voglia riempì il suo cuore, ben più intensa di quella che aveva provato nel contemplare le streghe al Sabba, quando egli era ancora un adepto di Satana.

Quella sera però portò via con sé la sua immagine con la cresta viola e verde. Le pupille dilatate dall’alcol, i piercing al naso e al labbro e il trucco nero calcato sul viso. Non poteva addormentarsi perché udiva ancora le sonorità della sua canzone, e tentò piano piano di farsi una sega per onorare il ricordo di lei meraviglioso per cui ancora rabbrividisce.