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La bionda mecheata rossa Inge, Ingeborg Von Triglienholm, fu proprio lei che tormentò il giovane Tonio Kröger di appena sedici anni. Inge abitava nella piazza del mercato col padre Itticologo, Herr Liskendurr.
La si trovava tra le bancarelle del pesce il martedì e il venerdì e negli altri giorni era facile nuotasse felice nell’acqua della chiara e angelica fontana.
Il tormento di Tonio iniziò una sera che la vide con una luce diversa, complici forse particelle, atomi e teorie di psicologia della percezione completamente impazziti: vide come, nuotando nella fontana e cercando di schivare una monetina lanciata da un passante, il suo intero corpo si piegasse sinuosamente; notò come la sua carnosa coda la facesse scivolare poco più in là; udì come una bolla uscita dalla sua bocca esplose poi sulla superficie dell’acqua con una sonorità simile ad uno “gnam” e fu lì, fu proprio lì che iniziò il tormento dello stomaco vuoto, dell’acquolina in bocca, della voglia di triglie fritte, in padella, alla brace, lei, Inge, la bionda triglia, altro che un rude piatto di krauti e salsiccia alla Hansen.
Quella sera però Tonio portò via con sé soltanto l’immagine di Inge: quel corpo carnoso e biondo e rosso, quella ciccia gentile e appena intuita sotto le squame cangianti e quasi ridenti, quel gusto appena abbozzato nelle papille gustative. Non poteva addormentarsi perché risentiva nelle orecchie quello “gnam” salito dall’acqua e il proprio stomaco stridere e brontolare e leccandosi le labbra tentò di percepire il gusto di Inge e a ogni tentativo rabbrividiva. |