Agostino Tazzini Stampa

La sera del suo quarantanovesimo compleanno, Tonio Kröger, aperto il quaderno dalla copertina rossa, lisciò a lungo la pagina bianca con la mano aperta, prima di intingere nel calamaio la cannuccia dal pennino nuovo.

Era il momento di raccontare quella sua ambigua emozione. La difficoltà era essere sincero.

Non aver mai confessato neppure a se stesso cosa aveva provato all’improvviso, quella lontana sera del suo sedicesimo compleanno.

Si era seduto, come sempre, sui gradini di pietra dell’alta fontana gotica della piazza, con Hans che parlava e parlava di calcio. Ma non riusciva a togliere gli occhi dalla panchina, quella vicina al lampione, dove Inge, la figlia del Dott. Holm, sembrava confessare a un’amica cose segrete e bellissime.

Sembrava però che volesse farsi sentire da lui: l’avrebbe giurato. Piegava il capo in modo innaturale e rideva. Portando la mano alla nuca, ne era certo, l’aveva guardato negli occhi.

La manica di velo bianco, scivolando, aveva scoperto il gomito. Strane farfalle avevano preso il volo nel suo stomaco. La voce calda di lei e le efelidi leggere del suo volto gli riempivano il cuore. Per la prima volta Tonio, che adorava la forza e l’agilità dell’amico, era molto più interessato alla grossa treccia bionda di Inge. E ne era a disagio. Quasi tradisse l’affetto per l’amico del cuore. Quella notte, per la prima volta, provando a ripetere il suono di quella voce, rabbrividì.