Stefano Defendi Stampa

L’ora seguente trascorse in un silenzio surreale. Si scambiarono una sigaretta. Il beone gli portò gli ordini. Friz lo interrompeva con i suoi gesti di nervosismo, l’altro controllando la curva della strada chiedeva attenzione e di ripetergli il piano. Erano lì, sulla banchina vuota, come altre volte prima, in quel viale d’ombre. L’aria era così umida e così fredda che si sentivano gelare la schiena. Se ne stavano seduti, spalla contro spalla, vicino a un letto di foglie morte.

Da quell’incontro presero a sentirsi regolarmente tutte le notti. Uno andava a infilarsi in un angolo del tram, in fondo alla carrozza, dietro le porte. L’altro passava e si piantava davanti, lamentandosi per l’attesa. Il mattino che l’uomo dal cappello nero era uscito prima dell’alba il beone corse subito da Friz. Non sarebbe stato difficile raggiungere la casa in via Monti. Rimanervi un’ora e rientrare "alla base" mentre la città dormiva ancora.