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L’ora dei colloqui con i detenuti trascorse in una dolcezza nuova.
"Verrai a trovarmi anche la prossima settimana?" le chiese Rodolphe.
"Certo che verrò" gli rispose Emma contemplando attraverso il divisorio, "non sai come sono triste a
casa con mio marito, a volte è peggio di un carcere... ma ti prego, dimmi che mi ami..."
Erano nella sala dei colloqui del carcere. I muri erano di mattoni grezzi, e le sedie così scomode che dovevano tenere la schiena curva. Se ne stavano seduti faccia a faccia, separati da un divisorio di plexiglass.
Da quel giorno presero a scriversi regolarmente. Emma infilava la sua lettera nelle torte salate che gli portava ogni giorno alla portineria del carcere, sempre terrorizzata che Charles o le guardie carcerarie potessero scoprire la loro corrispondenza clandestina.
Rodolphe prendeva la lettera e metteva la sua nel sacco della biancheria sporca che le faceva consegnare ogni settimana. Emma lamentava sempre il fatto che le sue lettere, seppure una alla settimana, fossero assai più brevi rispetto a quelle che lei gli faceva recapitare tutti i giorni.
Un mattino che Charles era uscito prima dell’alba, fu presa dal pensiero di organizzare l’evasione di Rodolphe, subito. Non era difficile raggiungere il fossato infestato da coccodrilli che circondava il carcere, attraversarlo a nuoto, afferrare la fune di lenzuola che Rodolphe le avrebbe gettato, scalare la parete del carcere e segare il finestrino della cella. Sarebbero fuggiti insieme e rientrati a Yonville mentre tutti dormivano ancora. |