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Alla radio "Lontano, lontano oltre Milano...", un Paolo Conte sarcastico e nostalgico a portare nei cuori il giorno.
I timori sopivano avvolti dalle promesse della notte trascorsa. Le parole confidate trovavano varchi tra i baci per poi depositarsi nella segretezza del luogo.
Ester donava la sua frustrazione con la delicatezza con cui si sfilava i suoi abiti.
Alberto rompeva il suo fragile tempo, il tempo di cui lei stessa non si sentiva padrona, cercandola, annusandola e, su sua supplica, rimarcandone l’esistenza. Ripeteva il nome: "Ester... Ester...".
E il suo sentimento: "Amore".
Profumo di limoni e mare, Genova ad un passo, Genova lontana. Come Milla, come Sergio.
A seguire mail. Parole sulla punta delle dita carpite come carne.
Alla radio ancora Paolo Conte.
"...la valigia è pronta, non manca nulla. Matisse deve scendere a far pipì e mia madre non dovrebbe disturbarti. Il pranzo va solo scaldato...ciao".
Le parole di Milla riempirono la casa e nell’ampiezza delle stanze si dispersero.
Ad Alberto, quel mucchio di parole giunse sordo, senza contenuti e significati. Ancor prima di calzare le scarpe si era già posizionato nel luogo del Noi. "Lontano, lontano oltre Milano". |