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Ti aspetto tutta la mattina, finalmente arrivi. La prima cosa che ti dico è “Sì – ti ho detto di sì – ti ho detto di sì! Ma perché non mi credi? Perché non mi credi? Perché nessuno mi crede?”. Tu mi saluti, mi dai la mano.
Allora mi confondo, ho paura. Vedo le ombre dietro di te e urlo:”No, no, fatemi uscire dalla finestra! Voglio uscire! Dalla buca... Voglio uscire!!!”. Allora tu mi prendi per le spalle forte, mi guardi negli occhi. “Tranquilla, Emma. Va tutto bene. Non avere paura. Sono io, sono Rodolfi. Lo vedi che sono io? Mi riconosci?”. “Sì...sì”. E poi te ne vai. Ma io stasera ti scrivo, tutte le sere ti scrivo. Dopo imbuco la lettera nella terra, tu lo sai dove. Solo tu, nessun altro. E guai se mi vedono. Soprattutto Carla. Brutta bagascia. Guai se mi vede. Se no dopo mi porta via i tuoi bigliettini. Brutta bagascia. Il pomeriggio lo faccio passare sempre così. Dormo un po’ e poi scrivo la lettera e vado di nascosto imbucarla nella terra. Adesso però dicono che è autunno, diventa scuro prima. Il pomeriggio è cambiato. Lo sai cosa ho capito oggi? Che quella brutta bagascia è andata via prima. È già buio anche se è presto. Non lo so se dormono tutti. Si dondolano. Ma allora io lo sai cosa faccio? Lo sai cosa faccio? Vengo a cercarti. Io scappo. Mi spoglio nuda e scappo. Io urlo, mi strappo tutto e vengo da te.
“Dottor Rodolfi, stanotte Emma ha provato a scappare e abbiamo dovuto contenerla”. “Va bene, Carla, grazie. Nessun’altra comunicazione?” |