Elena Mambretti Stampa

Non appena chiuse gli occhi, la fata Marghe

esausta per la stanchezza, fu rapita e stordita da una

consistenza onirica così densa da sembrarle realtà.

Si addormentò o si risvegliò, non si sa dirlo, al suono

del campanello di una bicicletta verde “dridrin dridrin dridrin”

Un istante di torpore...”Uh!! Mago Cumino!” esclamò di gioia

in un attimo si ritrovò sulla bici verde solcando cieli e scavalcando stelle per raggiungere il suo maestro!

Non aveva nemmeno avuto il tempo di affastellare le sue ultime tristezze, così il viaggio fu fulmineo!

Ed eccola! La nuvola scintillante che rigogliva la testa del suo eroe! La fata Marghe amava farsi stupire  e incantare dai suoi sortilegi.

Lei si distraeva sempre, e mentre lui trasformava piccoli topini in galanti messeri, lei scambiava cadabra con abra

e trasformava rospi in carrelli, fiori in cocchieri e...

Oh no! Il suo adorato mago in una delle due colonnine del terrazzo, in fondo al giardino.

Non sapendo che altro fare, mago Cumino le lasciava le istruzioni per liberarlo con una contromagia.

Ma la fata Marghe non ci riusciva proprio, le mancava sempre un pezzo!

Un mattino decide che non poteva far altro che rubare il pomodoro magico al mago treno.

Uscì prima dell’alba, raggiunse la sua cuccetta e mentre tutti dormivano ancora, tornò a

Yonville a liberare il mago Cumino.