Sara Mariani Stampa

Il giorno seguente dettero il via all’azione. Si fecero dei piegamenti, per temprare il corpo e lo spirito, poi si procedette a tatuarsi integralmente.

Erano nel fitto della trama, Rudo con l’asprezza del baffo alla Francesco Giuseppe, Manuel con le palpebre semichiuse come ad ammiccare alla vittoria. Se ne stavano lì seduti, coperti di finimenti eroici, schiena contro schiena: l’attimo di requie prima di lanciarsi fra la fila dell’ordito del tappeto. Da quel giorno, i due giovani acari non si separarono mai nella lotta: la padrona di casa aveva preso a usare un nuovo bestione: un energumeno targato Bosch, che dava del filo da torcere al loro ardore bellico.

Manuel andava a infilarsi in un interstizio dell’arazzo, in fondo al battiscopa dal lato del caminetto: qui si annidavano anche resti di cenere e minuscoli lapilli.

Rudo ci metteva del suo, con azioni di cui poi vantava l’astuzia strategica e la brevità.

Un mattino che la padrona aveva acceso il bruto un po’ anzitempo, furono sorpresi ancora nei preparativi. Ma non fu difficile raggiungere da soli, novelli Eurialo e Niso, la parte centrale dell’arazzo, dove il Bosch insisteva di più, presidiarne i nugoli di polvere più massiccia, e reduci dalla vittoria rientrare ad Acaria mentre tutti dormivano ancora.