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R. «Domani mia cara ti farò trascorrere una giornata dolce, ma che per te sarà del tutto nuova.
Ti giuro che ti piacerà»
E. «Ti giuro che sono pronta a tutto. A raccontarti le mie tristezze più nascoste»
R. «Se sarà troppo, interromperò con dei baci. Ma tu mi chiederai, con gli occhi socchiusi per il dolore, di andare avanti. Ma ripetendoti: Emma, ti amo»
E. «Sì, andremo come ieri in quella paurosa foresta, in quella capanna dove si ferrano i cavalli. Quella coi muri di paglia e il tetto spiovente, dove già la sofferenza inizia curvando la schiena per entrare»
R. «Staremo seduti vicini, su quel letto di foglie che come noi hanno l’odore della morte»
L’esperienza estrema di quel giorno venne ripercossa in lettere regolari. Ogni sera Emma, con terrore, infilava la sua mano in una fessura del terrazzo, all’estremo del giardino, dal lato del profondo fiume; una fessura così stretta che la faceva tornare al piacere di quella giornata.
Rodolphe rispondeva con lettere che per Emma erano brevi, sadiche e distaccate. Ma una mattina che Charles era uscito presto, fu presa dall’ansia di rivedere Rodolphe. Subito, per rivivere la sofferenza e il piacere provati.
Non era difficile raggiungere l’inferno e il paradiso, rimanervi un’ora e rientrare in purgatorio mentre tutti dormivano ancora.
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