Lorenzo Trenti Stampa

 

Era ancora notte quando uscì sul terrazzo battuto dalla pioggia. Corse al loro interstizio segreto e mise in salvo la lettera di Emma. Era venuta da sola, di notte, fuggendo da Charles di nascosto...per guadare il fiume con questo tempo?

Sulla pagina slavata il ricordo di quel giorno così luminoso: la fuga a cavallo dalle guardie del parco, lui che entra nella stretta capanna di zoccolai, con un dito sulla bocca e una pistola puntata. Lei che lo disarma, prima con un improvviso manrovescio, poi col racconto altrettanto improvviso della sua fuga da quel mostro di Charles.

Si erano giurati fedeltà, prima che amore; poi i baci di lui avevano interrotto le tristezze di lei. E da allora, ogni sera a mezzanotte, si scambiavano lettere clandestine.

Fu mentre scriveva la sua risposta, sforzandosi di dare più spazio al tumulto dei suoi sentimenti, che udì un grido.

Emma?

Tornò al volo sul terrazzino e si affacciò sulle acque scure del fiume.

Emma era lì, nel gorgo. Dietro di lei un argine franato, indebolito dai colpi dell’acqua e dal peso della donna, che non poteva aspettare un altro giorno prima di avere la sua risposta.

Il mantello intriso d’acqua la trascinava sotto.

- Emmaaaaaaa!

Un lampo. Il volto di Emma nella notte. Un tuono, un altro lampo. Solo la schiuma del fiume in piena.

Rodolphe scavalcò il bordo del terrazzo e si tuffò anche lui nelle acque gelide.

 

(...continua)