Luca Zirondoli Stampa

La giornata seguente trascorse con un brivido nuovo, per una segretaria.

Si fecero giuramenti reciproci. Lei gli confidò di tutti quei file secretati.

Numero 6 la interrompeva con i suoi interrogativi, e lei gli sussurrava, sbirciando dalla fessura delle palpebre di non chiamarla ancora per nome e di ripetere che non l’avrebbe tradita. Erano nella hall, come il giorno prima, in un motel per camionisti. I muri erano di cartongesso e il soffitto era così marcio che istintivamente tenevano la testa china per paura dei calcinacci. Se ne stavano seduti, schiena contro schiena, su due poltrone di spugna dura.

Da quel giorno presero a scambiarsi informazioni regolarmente tutti i giorni.

Emma andava a infilare il suo dossier trafugato in un infisso della finestra, in fondo al bar, dal lato dei bagni. Un’ora dopo Numero 6 veniva a prenderlo e a metterci il suo, di cui lei gli lamentava sempre la scarsità di valore.

Un giorno che Numero 1 era uscito di fretta e accompagnato dai suoi luogotenenti, fu presa dall’ansia di vedere Numero 6, e subito. Non era facile raggiungere il motel, attendere l’ora d’arrivo di Numero 6, avvertirlo e rientrare al quartier generale mentre tutti lo cercavano ancora. Ma sapeva che doveva farlo.