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“Emma non posso incontrare Charles sulla via del ritorno, come non posso ignorare i tuoi occhi scuri. Aspetta che Charles esca e vieni. Io ti aspetto”
R.
Ma la porta era già chiusa. Emma, senza sforzarsi, poteva sentire l’ottone gelido serrarle il petto, e una chiave spietata girarsi a più mandate attorno ai polsi.
Chi era stato a parlare?
Dito puntato contro il muro.
il fiume.
il fiume che da anni ascoltava le sue sofferenze
ora l’ha tradita.
ha mangiato l’intonaco prima e la calce viva poi,
ha corroso lo scrigno dei suoi messaggi segreti
e mangiandosi il muro che li custodiva si è mangiato
anche il suo amore.
La lettera è caduta, è chiaro. Non dalla parte del fiume, certo, ma da quella del giardino, il nostro. Charles l’ha trovata e scoprendo quali parole d’amore riserbo a un altro uomo, mi ha rinchiusa qua dentro. A chiave. Tre o quattro mandate. Come una belva feroce. Mi dovrei sentire come Raperonzolo in attesa di baciare il suo ranocchio? Non ci sono finestre dalle quali lanciare le mie trecce. I miei capelli sono corti come piace a R.
Rodolphe.
Dannazione.
Quale tipo di tortura starà architettando ora, Charles?
Non mi riesco a immaginare in un romanzo d’avventura.
Vedo solo la chiave girata e gettata nel fosso.
Non riesco a immaginarmi, ora, un eroe di nome Rodolphe che là fuori nel mondo dei valorosi mortali, si stringe ben stretta in vita la sua cintura e avanza a spada tratta urlando il mio nome. In the name of love.
Non riesco a immaginarmi un uccellino canterino che mi porta il messaggio cifrato di quell’eroe che mi vuole con sé, che mi indica il mattone giusto da scostare per il passaggio segreto verso la libertà.
Nemmeno per scriverlo in una delle mie lettere, posso immaginarmelo!
il fiume!
“un bel giorno il fiume arrivò alla stanza dove
Charles teneva rinchiusa la bella Emma, e grazie
alla forza impetuosa delle sue acque abbatté i muri
della prigione e corrose con il sale le piastrelle
e rovesciò a colpi di ondate tutti i mobili polverosi,
sollecitò con la sua schiuma bianca il soffitto fino
a scoperchiarlo portandosi Emma con sé, una donna
spumeggiante con le scarpe laccate, danzante tra
i cavalloni della sua salvezza”.
Metto un punto ben
calcato
e resto sul pianerottolo,
sola, in attesa.
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