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Uno sparo. Nel buio. No, non era la pantera rosa. Era quella dolcezza nuova che arrivava come una fucilata. Dopo giorni di tristezza che ricordava la libertà, le contemplava, la rimpiangeva.
Rodolphe la baciava ma lei continuava a tremare. Il suo amore la riportava all’essenza dell’umanità, ma non bastava.
I carroarmati passavano fuori, le ricordavano i racconti di bambina. Eppure in quel letto con lui si immaginava in una foresta, l’uno accanto all’altra, su un letto di foglie morte. Ecco, la morte. Aveva paura della morte. Era diventata grande. Ma la libertà era vita. Era la vita del bambino che aveva in grembo. Ed allora si fecero dei giuramenti. Da quel giorno prese a scrivergli regolarmente. Emma andava a infilare la sua lettera nel muro. Non sapeva che loro sapevano; e le prendevano.
Rodolphe era clandestino: le sue idee non erano più tollerate.
Tutto era cominciato vent’anni prima con inermi camionette dell’esercito vicine alla polizia. Lui non c’era più.
Lo sparo era vero. La lettera finiva così: CRS (Centro di raccolta dissidenti) – Milano. Via Corelli – 28 novembre 2028 ore 5.00 AM.
Ti amo.
...e tutti dormivano ancora. |