Maria Pia Mariotto Stampa

Sono americano, nato e cresciuto a Hartford, Connecticut, con padre fabbro ferraio e zio veterinario di cavalli. Per ragioni di nascita e di ambiente dovrei essere yankee fino al midollo, amante di cavalli, abile cavalcatore e pratico di cose che riguardano da vicino queste splendide creature.

Ho un fisico ben fatto e resistente, una mente calma, intelligenza pratica e manualità. Dovrei quindi saper affrontare senza paura e dubbio situazioni ferrigne ed incandescenti: trovare un lavoro in una grande fabbirca d’armi (dove con la cocciutaggine e le determinazione di un buon yankee potrei arrivare a ricoprire ruoli impegnativi) oppure, vista la mia consuetudine con cavalli velocità e rischio, ambire a cavalcare i cavalli-vapore di una bella locomotiva che all’occorrenza potrei riparare con destrezza.

Potei, ma non posso. Piccolissimo, per ore osservavo le lumachine disegnare incantevoli arabeschi di bava d’argento, oppure mi sdraiavo sul prato a sentire i fili d’erba crescere con un suono che mi faceva rabbrividire.

Amavo mio padre e mio zio, li aiutavo nel loro lavoro ma non li sentivo maestri. Adolescente, praticavo molti sport ma l’emozione più profonda me la dava la curva deliziosa della guancia della mia ragazza o il suo passo ondulante. Ora, giovane uomo, ho molte abilità e qualche passione ma mi manca qualcosa che metta insieme tutta la mia anima, una scossa potente che in questo crogiolo di metalli confusi faccia precipitare l’oro. Che questa cosa fin qui senza nome possa chiamarsi AMORE?