|
LE CONSEGUENZE DI UNO SGUARDO
- Cos’è successo? Dov’è la mia fabbrica di armi, i miei carri armati? Dove sono i miei duemila operai?
Michelle cerca di calmare quello che fino a qualche giorno prima era sempre stato il classico yankee alla ricerca del soldo facile.
- Calmati. Cercherò di ricordarti quello che hai passato. Avevamo appuntamento con il Primo Ministro per concludere l’affare e fornire al suo esercito un incredibile numero di mine anti-uomo. All’aeroporto ci aspetta un’auto blindata, saliamo e partiamo alla volta del quartier generale. Non ricordi nulla?
- No Michelle. Ti prego, continua.
- Lungo la strada si fanno largo vecchi, donne e bambini, tutti apparentemente normali pur nella loro povertà. Ma nella normalità c’è chi cammina su una gamba, chi ha un braccio solo, chi non vede. Li noti anche tu e vedo che due gocce di sudore scivolano sul tuo collo; ti sbottoni la camicia, fatichi a respirare e chiedi di fermare la macchina. Apri la portiera ed improvvisamente ti accasci al suolo. Una bambina si avvicina a noi e, dall’alto della sua stampella, ci offre il suo aiuto. Si allontana e torna con un bicchiere di acqua. Lentamente ti riprendi, ti guardi intorno e, per un piccolo attimo, i tuoi occhi incrociano quelli della bambina.
- Credo di cominciare a ricordare...
- Sei risalito in macchina, hai aperto il tuo portatile e, nervosamente e velocemente, hai lasciato sullo schermo una sorta di ultimo testamento. Poi sei svenuto.
- Gli occhi di quella bambina mi hanno aperto il cuore, hanno fatto vibrare la mia anima ed è stato come se qualcuno mi avesse assestato sul cranio la canna di un fucile. Non sentii più nulla, se non un forte dolore al petto. Era questa l’ora di cambiare, di produrre AMORE e VITA e non più SOFFERENZA e MORTE. |