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Sono nata a Parigi nel 1970, vivevo in un appartamento che si affacciava su Notre Dame; la mattina mi svegliavo con il suono delle campane e il profumo delle brioches appena sfornate: la mia famiglia, secondo quanto diceva mio padre, aveva la stessa eleganza e la stessa grazia che erano proprie di Maria Antonietta.
Mia madre era cavallerizza professionista, sua sorella veterinaria di cavalli: si poteva pensare che la costante vicinanza di questi animali mi avrebbe spinto ad avvicinarmi ad una delle due professioni, ed effettivamente per qualche tempo fu così. Andavo con mia madre all’ippodromo, nella speranza di salire su Odette, il suo cavallo, e quando mia zia andava negli allevamenti per qualche visita di controllo l’accompagnavo, cercando in ogni modo di aiutarla. Fu quando avevo 16 anni che scoprii la mia vera vocazione: lo shopping. Spesso si pensa che gli adolescenti siano troppo giovani e spensierati per capire il vero significato della parola amore, ma vi assicuro che fu allora che io mi innamorai perdutamente per la prima volta. Per me fu amore a prima vista, camminavo con un’amica quando le vidi, erano lì: esposte, indifese, eleganti e bellissime e stavano aspettando solo me. Così entrai e con i pochi soldi che avevo mi comprai il mio primo paio di scarpe col tacco.
Mi impegnai a fondo e trovai un buon lavoro che mi permettesse di spendere abbastanza: vestiti, borse, camicette, scarpe, perfino cappotti e sciarpe, sentivo di non poter dire a nessuno delle cose che amavo.
Ero nata per fare shopping, mi stava bene di tutto. Dopo qualche anno ero riuscita a trasformare due stanze del mio appartamento in cabine armadio, guardaroba, scarpiere, per conservare i miei tesori.
In questo ambiente bisogna però essere più combattivi di quanto si crede; durante il periodo di saldi anche le migliori signore si trasformano in esseri senza scrupoli, si spingono, si fanno largo tra la folla con la forza e litigano con altre per lo stesso capo d’abbigliamento. È duro ma lottare per quello che amavo era ed è sempre stata una necessità. Infatti una volta mi capitò di innamorarmi dello stesso paio di scarpe rosa che aveva visto una signora, una vera esperta lo riconosco. Durante la contesa, la mia avversaria mi assestò un forte e calibrato colpo di borsa sul cranio. Tutto divenne buio e prima di non sentire definitivamente più nulla il mio pensiero andò alle scarpe che non ero riuscita a prendere, povere piccole! |