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Un colpo e non capii più nulla. Intorno a me il buio più assoluto, neanche la mia voce che emetteva flebili lamenti, aveva la forza di uscire dalla mia gola, si tratteneva lì statica. Il silenzio che pervadeva la notte si rifletteva nei miei pensieri.
Un fastidioso ticchettio mi pulsava nella testa, e cominciai lentamente ad aprire gli occhi. Le immagini iniziarono a prendere forma, i colori poco nitidi non permettevano di cogliere i particolari, alla mia vista le figure si mescolavano. Li richiusi. Li riaprii, e poi lei.
Forse quell’immagine non avrebbe vinto in eleganza, i suoi tratti marcati dal trucco colpirono la mia attenzione, mi stupirono i suoi grandi occhi neri e intensi e i suoi capelli rosso fuoco. La voce che tentava di calmarmi e tranquillizzarmi mi dava la sensazione di protezione. Non la conoscevo eppure uno strano trasporto per lei mi aveva già preso.
Non me lo sarei mai immaginato, proprio io che vivevo circondato da soli operai di cui ero sovrintendente capo e come loro ritenevo che l’amore fosse una grande fregatura; e allora che cos’era quel trasporto verso di lei, donna misteriosa e attraente nella sua bellezza quasi selvaggia?
Mi portò a casa, sapevo di non dovermi fidare eppure la passione mi travolse, mi faceva sentire vivo come non lo ero mai stato.
Mi risvegliai solo in una camera inospitale, il mio portafoglio vuoto, buttato in un angolo insieme alle sue scarpe di vernice rossa. |