Lucia Ciocia Stampa

Sono uno yankee americano. Sono nato e cresciuto in un posto pieno di prati e animali. Hartford, nel Connecticut.

Mio padre era fabbro ferraio e io veterinario di cavalli. Amavo quelle bestie.

Dopo la morte di mio zio mio padre abbandonò l’allevamento. Senza una ragione. All’improvviso fui costretto ad impegnarmi in una grande fabbrica di armi e iniziai a maneggiare fucili, cannoni, revolver.

Il rumore dei macchinari mi ricordava gli zoccoli dei miei ruminanti. Era la sola cosa piacevole della giornata. Non ero proprio fatto per quel mestiere. Credetemi.

Vicino a quei duemila operai combattivi, rudi, divertiti mi sentivo estraneo. Mi isolavo continuamente. Tranne quella volta.

Trovai un vero tanghero che mi assestò sul cranio una leva di ferro che teneva in mano. All’inizio era stato solo un piccolo scambio di idee.

Il mondo scomparve nel buio ma poco prima, solo qualche secondo prima, vidi un cavallo. Fu l’ultima volta.

Dopo non sentii né capii più nulla.